Le prime testimonianze dell’attività calcistica a Pescara sono databili intorno agli anni ’20. A cimentarsi con il "nuovo gioco" figurano le compagini note con il nome di Vigor ed Edera.
Successivamente nasce l’Ursus, sodalizio che indossa le maglie giallo-blu e rappresenta il comune di Castellamare mentre l’Aternum rappresenta il football dall’altra parte della sponda del fiume Pescara.
Il 1936 è storicamente noto come l’anno di nascita della Società Sportiva Pescara Calcio. Il primo presidente è Angelo Vetta mentre il responsabile tecnico della squadra, nonché segretario, è un uomo di grande carisma e temperamento: Edmondo De Amicis. I colori sociali adottati sono il bianco e l’azzurro disposti però a righe orizzontali. Il terreno di gioco è il campo 'Rampigna', che sorge nello lo spazio antistante il circolo canottieri del lungo fiume, detto la Pescarina.
Nella stagione 1937-38, impegnata nel campionato regionale di zona, durante il quale incontra anche compagini come la Dalmazia e lo Zara oggi appartenenti alla Croazia, la squadra ottiene subito la promozione in serie C e la stagione seguente viene affidata al già citato "maestro" Pietro Piselli che, in seguito a numerosi viaggi in Inghilterra, aveva appreso e riproposto con successo lo schieramento tattico definito "sistema".
Il Pescara disputa una discreta stagione classificandosi ottavo, che non vale però la riconferma del mago Piselli. L’anno successivo, guidata da Armando Bonino, invece è sesta.
Nella stagione 1940-41 la squadra adriatica conquista la prima importante promozione in serie B. Grandi protagonisti l’allenatore Mario Pizziolo, già campione del Mondo nel 1934 come giocatore, ed il talento Mario Tontodonati che risulterà, al termine della stagione, tiratore scelto del torneo. Il Pescara agguanta il primo posto con 44 punti, realizzando ben 50 reti e subendone solamente 14. Ma la promozione giunge solo al termine della fase finale quando i ragazzi di Pizziolo superano per 2-1 il Verona: è il 20 luglio del 1941.
Nel periodo bellico il neopromosso Pescara è addirittura terzo, mentre nella stagione 1942-43 ottiene un rispettabile ottavo posto.
Il campionato 1943-44 viene sospeso a causa della guerra, l’anno dopo il Pescara disputa, vincendolo, un torneo denominato Campionato Abruzzese. Nella stagione 1945-46, il Pescara disputa il campionato misto di A e B suddiviso in due gironi: alta Italia e centro Sud. Straordinario teatro degli incontri casalinghi è il già citato campo "Rampigna", un catino infuocato, detto la "fossa dei leoni", che permette di sovente alla squadra di casa di imporsi innanzi a formazioni più blasonate e che spinge i beniamini locali, guidati ancora da Tontodonati e Lanciaprima su tutti, a disputare ottime prestazioni ricche di grinta e coraggio.
Il Pescara termina sesto, poi è terzo nel 1947 e settimo nel 1948 con la guida tecnica affidata ancora a Pizziolo. In quest’ultimi due anni la squadra è inserita nel girone meridionale della serie B, in seguito alla decisione della Federazione di dividere la serie cadetta in tre gironi. Sono anni in cui ci si affida ancora a molti giocatori locali, puntando decisamente sui ragazzi del vivaio.
Ma un periodo poco felice attende la compagine adriatica che, nel 1948-49, termina ventunesima in serie B retrocedendo in serie C, e la stagione seguente il diciassettesimo posto non evita l’ulteriore retrocessione nel campionato Promozione Interregionale.
Al termine della stagione 1951-52 i biancazzurri vincono il girone L del campionato interregionale e conquistano la IV serie: la squadra, guidata in panchina da Del Grosso, realizza ben 84 reti in 32 partite. I primi anni ’50 vedono sovente il Pescara protagonista nei gironi G ed F della IV^ serie. Allenatore è Umberto De Angelis e dal Torino vi è il ritorno del mai dimenticato Mario Tontodonati. Ma, nonostante le eccellenti prestazioni, la città non riesce a riguadagnare la Serie C terminando per due volte consecutive al terzo posto. La stagione 1955-56 sembra quella buona.
Il Pescara arriva al primo posto, ma è necessario l’ulteriore spareggio con la Reggina. Purtroppo ai biancazzurri è fatale la sconfitta per 0-2 al "Rampigna" davanti a 12000 sostenitori. Nella gara di ritorno ai calabresi basta lo 0-0 per assicurarsi la promozione.
Intanto il 29 dicembre del 1955 viene inaugurato l’attuale stadio "Adriatico".
A partire dalla stagione 1958-59, e durante tutto l’arco degli anni ’60, il Pescara affronta i campionati di serie C; prima è inserito nel girone B poi, una volta ristrutturata la serie C in tre gironi di diciotto squadre ciascuno, nel raggruppamento C. Sono anni poco esaltanti in cui tengono banco soprattutto le vicende societarie.
Il dirigente Di Properzio minaccia più volte di lasciare, ormai stanco per il molto denaro speso e per le magre soddisfazioni raggiunte. Sulla panchina si alternano, a più riprese, Tontodonati, Piacentini, Bencic, De Angelis, Costagliola, Giammarinaro, Cervato ed altri ancora. I migliori piazzamenti sono il quarto posto del 1962-63, con il portiere Di Censo ed il giovane Tobia lanciato nella mischia, e il sesto posto del 1967-68 in cui si notano il difensore Cantarelli, il centravanti Ciocca e l’ala Basilico.
Comunque è un decennio che scivola via piuttosto anonimo nonostante le discrete presenze allo stadio e gli accesissimi derby con il Chieti.
Dopo aver sognato il ritorno in Serie B, la compagine adriatica precipita addirittura in serie D al termine della stagione 1971-72. Ma nel 1972-73, vincendo il girone H della serie D torna immediatamente nella categoria superiore.
È il preludio per una grande stagione, quella del 1973-74. I biancazzurri neopromossi giungono addirittura primi nel girone C della serie C e riconquistano, dopo molti anni, la tanto sospirata serie B. E’ un torneo entusiasmante che vede un testa a testa tra Pescara e Lecce: avranno la meglio i biancazzurri che vincono a Latina l’ultima partita il 16 giugno 1974 ed approfittano di un punto di penalizzazione inferto al Lecce, che si era rifiutato di scendere in campo nella partita contro il Marsala per la mancanza dell’arbitro designato.
Grandi protagonisti sono l’allenatore Tom Rosati, che dieci anni dopo ripeterà l'impresa, il rosso portiere Cimpiel, il libero Rosati, i centrocampisti Lopez e Prosperi, gli attaccanti Serato e Capogna e i dirigenti Marinelli e Galeota.
La stagione 1976-77 è destinata a rimanere a lungo nella memoria dei tifosi pescaresi: per la prima volta nella sua storia il Pescara Calcio approda sul massimo palcoscenico calcistico nazionale, raggiungendo la serie A.
Presidente è diventato il compianto Armando Caldora che affida la panchina a Giancarlo Cadè, uomo concreto e di poche parole, che avrà i suoi meriti nell’annata trionfale. È vero anche che può contare su elementi di rilievo per il campionato cadetto, quali i difensori Motta e Andreuzza, gli ottimi centrocampisti Zucchini e Galbiati, il talentuoso trequartista Nobili dotato di notevoli mezzi tecnici ed abile sui calci piazzati, il bravo Angelo Orazi.
Il campionato è vinto dal L.R. Vicenza che totalizza 51 punti in 38 partite e per raggiungere la promozione sono necessari gli spareggi tra Pescara, Cagliari ed Atalanta tutte giunte a quota 49 punti. I biancazzurri pareggiano 0-0 con il Cagliari a Terni ed, approfittando della vittoria dell’Atalanta sul Cagliari, nell’ultimo incontro a Bologna, il Pescara pareggia 0-0 con gli orobici assicurandosi la serie A innanzi a migliaia e migliaia di tifosi biancazzurri, riversatisi nel capoluogo felsineo, in tripudio. A metà degli anni ’70, a Pescara si muovono i primi passi per l'organizzazione del primo gruppo di tifosi: i Rangers.
Nel 1975, perciò, grazie soprattutto all’insostituibile passione del mai dimenticato Angelo Manzo, anche Pescara ha la sua tifoseria organizzata, a cui si aggiungeranno nel 1986 i Bad Boys che ancora oggi assieme al Centro di Coordinamento, rappresentano il punto di riferimento per tutti i tifosi pescaresi.
Nella stagione 1977-78 il Pescara, che nel 1974 aveva assunto la denominazione di Pescara Calcio Spa, disputa, quindi, finalmente il suo primo campionato in serie A.
Presidente è Attilio Taraborrelli, mentre allenatore è il confermato Cadè. Questa è la formazione tipo del Pescara nella massima serie: Piloni, Motta, Mosti, Zucchini, Andreuzza, Galbiati, Repetto, Orazi, Cinquetti, Nobili, Bertarelli. I biancazzurri propongono anche un bel gioco raggiungendo risultati importanti come il 2-1 sull’Inter, ma non riescono ad evitare la retrocessione in serie B piazzandosi all’ultimo posto in classifica con 17 punti vincendo 4 partite, pareggiandone 9 e perdendone 17 con 21 reti segnate e 44 subite, e stabilendo tra l’altro anche alcuni record negativi. Nella stagione seguente gli abruzzesi si presentano ai nastri di partenza con rinnovate ambizioni di promozione. La carica di presidente è assunta da Gianni Capacchietti che affida la conduzione tecnica della formazione ad un grande giocatore del passato: l’argentino Antonio Valentin Angelillo, già attaccante di Inter e Roma. L’ossatura della squadra non è poi molto diversa da quella delle due precedenti stagioni. In porta si alternano Recchi e Pinotti, libero è Pellegrini, in difesa è inserito Santucci e l’attacco punta su Di Michele e sul neo-acquisto Ferrari, in cabina di regia il solito Nobili. La squadra non propone un gioco spettacolare ma è estremamente pratica ed efficace.
Al termine del campionato l’Udinese con 55 punti e il Cagliari con 49 precedono Pescara e Monza appaiate a 48 punti. Ancora una volta bisogna ricorrere allo spareggio per decretare la terza promossa e ancora una volta palcoscenico sarà il "Comunale" di Bologna (oggi Dall'Ara).
Il Pescara, come sempre incitato da migliaia di tifosi al seguito, per i quali Bologna rappresenta solo l’ultima tappa di molte altre appassionate trasferte, supera con un netto 2-0 gli avversari andando in rete con Pavone al 40’ e sfruttando un autorete di Giusto al ’61 su tiro di Nobili: così è di nuovo serie A! Ma anche stavolta il massimo campionato riserva ben poche soddisfazioni al Pescara. Nel corso della stagione Angelillo viene sostituito da Giagnoni, ma ciò non basta per risollevare le sorti di un torneo ormai compromesso.
I biancazzurri terminano ultimi con appena 16 punti, non vincendo mai in trasferta e realizzando 18 reti contro le 44 subite. Nel 1980-81, in serie B, guidato da Aldo Agroppi il Pescara termina sesto, disputando un discreto campionato, mentre nella stagione seguente si alternano sulla panchina adriatica tre allenatori che non riusciranno ad evitare la retrocessione in C/1, davanti ad un pubblico sempre meno partecipe e numeroso.
Nel 1982-83 il presidente Vincenzo Marinelli, coadiuvato dal valido general manager Manni, richiama in panchina una vecchia conoscenza del calcio pescarese: Tom Rosati.
A distanza di dieci anni dall’ultima promozione in B, il tecnico riconquista la serie cadetta. Egli mette in mostra un gran temperamento,famoso è lo scappellotto rifilato al suo giocatore Cozzella, ma soprattutto profonda è la sua conoscenza della serie C. La squadra di quell’anno è poco spettacolare, ma esperta e pragmatica e può, tra l’altro, contare su buoni giocatori come il veterano Repetto, un giovane Filippo Galli, il libero-rigorista Polenta, il funambolico Tacchi, il centrocampista D’Alessandro.
Il Pescara conquista la promozione classificandosi secondo. Rosati rimane anche la stagione seguente in serie B, con gli stessi dirigenti. Cominciano a farsi notare giovani attaccanti come il talentuoso Tovalieri e Rebonato.
In vista della stagione 1984-85, giunge in riva all’adriatico l’allenatore Catuzzi, appena diplomatosi al supercorso di Coverciano. Imposta la squadra con un modulo più spregiudicato, ma in due anni la compagine biancazzurra non riesce a fare il salto di qualità anzi, al termine della stagione 85-86, dopo il settimo posto dell’anno precedente, la squadra precipita nuovamente in serie C/1, perdendo nella penultima giornata un’incredibile gara interna con la Triestina, che fino alla fine del campionato è rimasta in lizza per la promozione in serie A.
Nell’estate del 1986, per la mancata affiliazione del Palermo, al Pescara si presenta la possibilità di iscriversi al campionato cadetto (perso sul campo la stagione precedente), sostituendo proprio la compagine siciliana. È solo l’epilogo di un periodo che rimarrà impresso per sempre nella mente dei tifosi pescaresi. Giunge all’Adriatico, dalla Spal, un tecnico emergente e ai più sconosciuto: Giovanni Galeone.
Con i suoi modi guasconi, un fare bohémien e, soprattutto, con un modulo tattico spregiudicato e spettacolare, nell’arco di dieci mesi riuscirà a riconquistare la serie A e gran parte del pubblico pescarese. Ancora oggi rappresenta, probabilmente, l’allenatore più amato nella storia del Pescara, per lo meno da una parte della tifoseria con la quale instaurerà una simbiosi difficilmente riscontrabile in altre realtà calcistiche. Il Pescara, disposto con un 4-3-3, vince il campionato con 44 punti, primo posto al pari del Pisa, e con una formazione allestita per disputare il campionato di C1. Tra i giocatori, da annoverare la fenomenale stagione del bomber Stefano Rebonato, capocannoniere del torneo con 21 reti (senza rigori), capace di andare in gol in ogni maniera e dell’ala Rocco Pagano. Memorabili le vittorie in trasferta a Bologna, Parma Vicenza e San Benedetto. E questa volta non occorrono spareggi.
Ecco la formazione base: Gatta, Benini, Camplone, Bosco, Ciarlantini, Bergodi (Ronzani), Pagano, Gasperini, Rebonato. Loseto, Berlinghieri; da annoverare tra gli altri Gaudenzi, Dicara, Marchegiani. Presidente della promozione in A è Panfilo De Leonardis, coadiuvato da Marinelli, De Cecco e Traborrelli. Le due seguenti stagioni nella massima serie non sono eccezionali dal punto di vista del rendimento, anche se il gioco è piacevole e spumeggiante, in pieno stile calcio-champagne di voga in quegli anni.
Le novità in società vedono dall'estate 1987, l'ingresso di Scibilia, patron della Gis, impegnato come imprenditore e sponsor, nel ciclismo ai tempi di Moser, e già partner pubblicitario del Pescara a metà degli anni ’80. Il primo anno il Pescara si salva grazie alla riduzione del numero delle squadre che sarebbero poi retrocesse, soltanto due, e alla penalizzazione inferta all’Empoli che parte da –5. Il secondo anno, causa un disastroso girone di ritorno, precipita in serie B. Ma nei due anni in cui la squadra disputa i campionati nella massima serie, in città giungono giocatori come il fuoriclasse brasiliano Leovegildo Lins Gama, al secolo Junior, dal Torino, con un glorioso passato in nazionale e capace di numeri di alta classe (probabilmente il più grande calciatore nella storia del Pescara); il geniale e discontinuo slavo Blaz "Baka" Sliskovic e poi gli attaccanti brasiliani Tita, nel giro della nazionale, ed Edmar (autore di ottime prestazioni con la rappresentativa olimpica brasiliana).
Nell’89-90 il Pescara è nono in B e nel 90-91 è quattordicesimo. In questi anni falliscono tecnici esperti e dai buoni trascorsi come Castagner e Mazzone che nella stagione 90-91 viene sostituito dall’osannato Galeone. Nel frattempo Scibilia passa la mano al gruppo ILCA coadiuvato dall'imprenditore Di Lena. Dopo un anno di nostalgia, Scibilia torna a sedere sullo scranno presidenziale. E nel campionato seguente i biancazzurri guidati da Galeone, dopo essersi salvati per il rotto della cuffia nel '91, compiono il miracolo e ritornano in serie A. È il solito gioco del tecnico friulano che esalta le caratteristiche dell’incontenibile ala Massara, proveniente assieme a Massimiliano Allegri, giocatore tecnico e dalla buona visione di gioco, dal Pavia, del beniamino Pagano, ancora determinante, degli esperti Righetti e Nobile, difensori, di Bivi attaccante e del figliol prodigo Dicara.
Al termine del campionato i pescaresi sono secondi, dietro al Brescia, e totalizzano 46 punti in 38 partite. Sfortunatamente nella stagione seguente il Pescara, in A, delude le attese. Vittoria a Roma nel primo incontro e pirotecnica partita, alla seconda giornata, in casa contro il Milan di Capello messo sotto 4-2 e che poi però risulterà vincitore per 5-4, grazie ad una doppietta del fuoriclasse olandese Marco Van Basten. Discutibili quell’anno le scelte di mercato; all’arrivo del fresco campione d’Europa Sivebaek, fanno da contraltare stranieri stagionati come Mendy e Sliskovic (un ritorno).
È pur vero che a Novembre giunge un gran giocatore come il brasiliano Dunga (che l’anno successivo sarà il capitano del Brasile campione del Mondo) ma da solo non basta. Galeone alla 25^ giornata, dopo l’ennesima sconfitta casalinga ad opera del Genoa, viene esonerato; i biancazzurri giungono ultimi con 17 punti, togliendosi, però, lo sfizio di battere la Juventus per 5-1! Gli anni ’90, che vedono sempre la presidenza di Scibilia coadiuvato dal genero Oliveri, trascorrono senza grandi sussulti. Si alternano diversi allenatori sulla panchina adriatica: il grintoso Rumignani che nel 1993-94 evita la retrocessione in C1 (considerando che il Pescara era partito con una penalizzazione di 3 punti per un presunto illecito sportivo relativo a due stagioni prima) alla guida di un gruppo esperto, con Andrea Carnevale autore di reti pesanti; Francesco Oddo che nel 1994-95, con il capitano Michele Gelsi una bandiera a Pescara, rimedia ad una difficile situazione portando la squadra all’undicesimo posto, e ancora nel 1995-96, alternatosi con Maifredi, Oddo torna a fine stagione ed ottiene il nono posto, dopo aver chiuso il girone d’andata al primo posto.
Poi con Delio Rossi il Pescara è sesto nel 1996-97 e tutto sommato all’Adriatico si assiste ad un discreto spettacolo. Nella stagione seguente Buffoni subentra a Viscidi e giunge tredicesimo. Nel 1998-99 il Pescara guidato da un emergente Gigi De Canio, che ha sostituito Giorgini dopo tre partite, sfiora la serie A. Arriva quinto totalizzando 65 punti, ad un solo punto dalla quarta, e vedendo vanificati i propri sforzi solo a causa di un’incredibile, quanto chiacchierata, vittoria della Reggina sul campo del Torino all’ultima giornata, che le vale la promozione. Nel 1999-2000 torna nuovamente Galeone; la squadra ha un buon gioco d’attacco ma non trova gli equilibri giusti ed è soltanto tredicesima. La stagione 2000-01 invece riserva solo amarezze; i biancazzurri arrancano sin dall’inizio e, già a metà stagione, la retrocessione in C appare ben di più di un lontano spettro. Essa giungerà puntuale con l’ultimo posto in classifica. Dopo circa 20 anni il Pescara torna in C. In panchina si alternano Delio Rossi, l’eterno profeta Galeone, Tarcisio Burgnich e ancora, in un ennesimo disperato tentativo di raddrizzare la barca, Delio Rossi. Da segnalare, in quest’ultimo decennio, l’affermazione di giovani di talento provenienti dal vivaio: l’attaccante Mauro Esposito, il portiere Morgan De Sanctis, già alla Juventus, il possente Massimo Margiotta, Vitone e Romano (passati entrambi alla Juventus) che assieme alle ultime 'scoperte', Daniele Croce e Marco Stella, sono stati vice campioni d'Italia 00/01 di categoria con la "Primavera".
Il Pescara si ritrova così, dopo quasi vent'anni tra A e B, nella terza divisione. L'impatto della piazza, ma ancor più della squadra con la serie C è a di poco traumatico. La squadra rifondata per buona parte con giocatori di categoria, viene affidata ad un allenatore esperto, che ha ottenuto già buoni risultati con la Fermana in serie C: Ivo Iaconi. Il cognome non tradisce la parentela con il Direttore Sportivo biancazzurro ne è, infatti, il fratello. La tifoseria, però, non gradisce e chiede a gran voce, oltre che le dimissioni dell'intero staff tecnico, prima ancora che inizi il campionato, anche della dirigenza non ritenuta più nelle condizioni di gestire adeguatamente il Pescara.
La contestazione esplode fragorosa, come forse mai si era vista in città, durante il ritiro pre-campionato nella località di Caramanico. Oltre ai dirigenti ed al tecnico viene chiesta la partenza di alcuni giocatori ritenuti responsabili, con il loro atteggimaneto di sufficienza ed il poco attaccamento alla maglia, della retrocessione in serie C. Nonostante questo clima teso, i biancazzurri ripartono ed iniziano la stagione anche in maniera decente mettendosi subito nel novero delle favorite alla vittoria finale. Il campionato vede subito l'Ascoli nel ruolo della lepre, mentre il Pescara, il Catania di Gaucci e il Taranto inseguono. Proprio i biancazzurri sono i più penalizzati dal calendario. Infatti agli adriatici tocca affrontare ben 5 squadre della regione e considerando l'alto livello campanilistico che ha sempre contraddistinto le partite fra tutte le squadre della nostra regione, è quella che ci rimette di più in termini di punti. Infatti le 'cugine' giocano col Pescara delle vere e proprie partite della vita. Indimenticabili sono soprattutto le sfide con i dirimpettai del Chieti. I neroverdi hanno la meglio sui pescaresi, battuti all'Angelini e fermati sull' 1-1 fra le mura amiche dell'Adriatico.
La stagione prosegue fra alti e bassi con l'Ascoli sempre saldamente al comando e le inseguitrici a susseguirsi nelle retrovie. Buona, da questo punto di vista, la stagione di Giulianova e Lanciano. I frentani, proprio all'ultima giornata, in una sorta di drammatico spareggio, hanno la meglio sui giallorossi ed accedono per la prima volta nella loro storia ai play off per la serie B. Gli spareggi a fine campionato, che avrebbero dovuto sancire il ritorno in serie B dei biancazzurri dopo appena una stagione di purgatorio si trasformano in un vero e proprio inferno. Infatti il Pescara affronta il Catania di Gaucci in semifinale, piegandolo per 1 a 0 all'Adriatico grazie ad una rete di Suppa ma uscendone battuto con lo stesso risultato, grazie ad una clamorosa svista dell'arbitro Bergonzi di Genova che convalida una rete in netto fuorigioco all'ex Cicconi. Il Pescara protesta, inoltra lamentele e ricorsi a tutti i gradi della giustizia sportiva, ma il risultato non cambia ed il Catania va a giocarsi, vincendole, le finali contro il Taranto. I biancazzurri, perciò, ricominciano da dove erano rimasti, dalla serie C. Squadra profondamente rinnovata.
La difesa ed il portiere (unici ruoli in cui si siano viste buone cose) vengono confermati in blocco. Al posto di Artico e Tisci arrivano due giocatori di indiscusse qualità: L'ex Federico Giampaolo (di ritorno dal prestito di Cosenza) e Andrea Cecchini, una vita spesa sui campi di categoria segnando gol a raffica. E infatti a fine stagione risulterà il biancazzurro con il maggior numero di reti realizzate: 19 (22 se si considera l'appendice dei playoff). Al termine della stagione il Pescara, nonostante sia arrivato primo a pari merito con l'Avellino, disputa nuovamente i play off per via della classifica avulsa. Questa volta però li vince surclassando nelle semifinali la Sambenedettese (1-0, 0-2) e nelle finali la sorpresa Martina (0-0, 2-0). Si torna così in B. Ma la stagione che segue non è foriera di buoni risultati e la squadra dopo un ottimo girone di andata perde la bussola (complici anche i concomitanti infortuni di Saul Santarelli e Carlo Luisi) e in quello di ritorno si ritrova, quasi inconsapevolmente, invischiata in zona retrocessione. A nulla valgono l'allontanamento dell'allenatore Ivo Iaconi (sostituito dal tecnico della Primavera, Cetteo Di Mascio) ed i 21 gol del bomberino Emanuele Calaiò (eguagliato il record di segnature di Rebonato in B).
Il Pescara è di nuovo in C! Si giunge così ad un epilogo di portata storica. Nell'estate del 2004 il gruppo Scibilia-Oliveri stanco e fiaccato dai ripetuti insuccessi passa la mano all'imprenditore Dante Paterna. Oltre a ciò i biancazzurri sono ripescati in serie B assieme al Bari per la mancata iscrizione di Napoli ed Ancona, dopo un'estenuante estate passata più nelle aule di tribunale che sui campi. La squadra viene affidata ad un tecnico esperto ma esordiente in B: "il professore" Gianni Simonelli ed il gruppo viene ricostruito totalmente con l'eccezione di Calaiò che viene confermato.
Il Pescara si ritrova così, dopo quasi vent'anni tra A e B, nella terza divisione. L'impatto della piazza, ma ancor più della squadra con la serie C è a di poco traumatico. La squadra rifondata per buona parte con giocatori di categoria, viene affidata ad un allenatore esperto, che ha ottenuto già buoni risultati con la Fermana in serie C: Ivo Iaconi. Il cognome non tradisce la parentela con il Direttore Sportivo biancazzurro ne è, infatti, il fratello. La tifoseria, però, non gradisce e chiede a gran voce, oltre che le dimissioni dell'intero staff tecnico, prima ancora che inizi il campionato, anche della dirigenza non ritenuta più nelle condizioni di gestire adeguatamente il Pescara.
Con il commiato di Scibilia e Oliveri inizia l’era Paterna che durerà quasi tre stagioni sportive. Il campionato 2004-05 inizia per il Pescara guidato da Simonelli con tre pesanti sconfitte e termina con una nuova retrocessione all’ultima giornata. Va riconosciuto che il tecnico lavora bene e la squadra durante l’anno ha un andamento altalenante che lascia sperare nella salvezza fino alla fine. A gennaio un’importante operazione di calciomercato cambia la fisionomia del Pescara: Calaiò viene ceduto al Napoli. Lo rimpiazza in campo Massimiliano Varricchio. Il Pescara di Paterna chiude il campionato al 20° posto con 46 punti in classifica . La retrocessione dalla B di Genoa, Salernitana e Perugia per illecito sportivo regala al Pescara, per la seconda volta consecutiva, il ripescaggio in serie B.
La stagione 2005-06 è targata Maurizio Sarri. Il tecnico aretino affronta la B per la prima volta, ma porta con sé un concetto piuttosto innovativo di conduzione tecnica, introducendo tra le altre cose la figura dello psicologo a sostegno della squadra. Si tratta di un buon campionato che avvicina i biancazzurri ai play off, ma le aspettative vanno alla fine deluse. Il Pescara comunque conquista l’11° posto con 54 punti.
E’ invece un anno particolarmente inquieto il 2006-07. Si alternano tre presidenti e tre allenatori. La gestione Paterna accusa un cedimento e la società passa nelle mani di Pescara 70, società costituita da un gruppo di imprenditori locali. L’imprenditore italo-svizzero Angelo Renzetti diventa presidente. La piazza accoglie calorosamente l’ingresso di Renzetti a gennaio 2007, ma la sua presidenza dura poco più di un mese. A Pescara 70 si unisce poco dopo l’italo-abruzzese Massimiliano (Max) Pincione, che a marzo, divenuto azionista di maggioranza, viene nominato presidente. Intanto sulla panchina Davide Ballardini viene sostituito da Aldo Ammazzalorso. Anche quest’ultimo, però, non resterà a lungo alla guida tecnica dei biancazzurri. Al suo posto Vincenzo Vivarini, già collaboratore del Pescara, che, affiancato da Luigi De Rosa, porta a termine il campionato purtroppo già compromesso. E’ di nuovo Serie C. Sul fronte societario Pincione per sette mesi sembra avere come obiettivo principale l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario. La gestione Pincione si rivela alla fine senza successo. Con grandi sforzi, e con la tenacia del socio di minoranza e attuale consigliere Claudio Di Giacomo, il Pescara si iscrive al campionato di Serie C 2007-08, ma la gestione è sempre più difficoltosa. A ottobre la società viene rilevata dalla famiglia Soglia. Il Pescara del tecnico Franco Lerda, disputa un ottimo campionato raggiungendo 53 punti (sarebbero 54, ma il Pescara ha intanto avuto un punto di penalizzazione per irregolarità dovute alla vecchia gestione) tanti quanti ne ha il Perugia, che però ci supera nella classifica avulsa e aggancia i play-off.
E' ancora Serie C. La differenza è che da questa stagione si chiama 1a Divisione. La squadra, che milita nella prima divisione della Lega Pro, viene affidata a Giuseppe Galderisi; paradossalmente le vicende calcistiche assumono subito un ruolo secondario, in quanto tale stagione entrerà nella storia del calcio pescarese soprattutto per le vicessitudini extrasportive e societarie. Il campionato sembra già nascere sotto una “cattiva stella” in quanto, a causa dei lavori per i Giochi del Mediterraneo, lo Stadio Adriatico è indisponibile ed i tifosi devono seguire la squadra in trasferta anche nelle partite casalinghe. Nel settembre 2008 la Pescara Calcio è già soffocata dai debiti e il Gruppo Soglia “abbandona la società suo destino”. Formalmente il 06 ottobre 2008 il Presidente Gerardo Soglia cede la totalità delle azioni della Pescara Calcio alla società CIT World Travel Group s.r.l., impresa che, inizialmente appartenente agli stessi Soglia, cede a sua volta il 100% delle quote alla società anonima svizzera Eurocat s.a.. Il deus ex machina dell'operazione di cessione è Valentino Rizzuto (imprenditore umbro già conosciuto nel mondo del calcio in quanto tentò di lucrare sul fallimento della Fiorentina, registrando il marchio AC Fiorentina ACF e cercando di venderlo al sig. Della Valle, nuovo proprietario della Fiorentina post fallimento della stessa). Tramite la doppia partecipazione totalitaria, viene quindi “schermata” la reale proprietà della Pescara Calcio S.p.A., che precipita nel caos e nell’insolvenza finanziaria. Mentre la squadra, nonostante gli stipendi impagati da molti mesi ed i disagi di ogni genere, si comporta degnamente in campo, la situazione societaria si evolve in modo esponenziale; nel novembre 2008 i creditori depositano varie istanze di fallimento e tutti i membri del consiglio di amministrazione nominati dalla proprietà anonima della Eurocat si dimettono. Nel dicembre 2008 mentre “la nave affonda ed i topi fuggono” solo i tifosi si stringono con commovente calore attorno alla squadra biancazzurra formando l’associazione “Pescara siamo Noi”, associazione che grazie ai contributi degli stessi tifosi paga trasferte, lavanderia, alberghi, pullman … e consente alla squadra di scendere in campo. L’obbiettivo della cronaca passa dai campi di calcio al Tribunale, i giudici fissano al 18 dicembre l’udienza prefallimentare e il giorno successivo, dopo 72 anni di storia, dichiarano fallita la gloriosa Pescara Calcio S.p.A.. Curatore fallimentare viene nominato il dott. Saverio Mancinelli, che assume la gestione dell’impresa. La scelta del commercialista pescarese non è casuale, in considerazione degli incarichi, delle pubblicazioni di testi universitari, delle docenze e dei convegni da questi svolti a livello nazionale nel settore del diritto fallimentare. Lo stesso Curatore si rivela abile traghettatore in tempi che nel settore giudiziari o sono da guinness dei primati; queste le date storiche: 19/12/2008 – dichiarazione di fallimento; 07/01/2009 - il dott. Mancinelli fissa la data dell’asta per la cessione dell’azienda “inventando una vendita extraprogrammatica con regolamento di liquidazione”, che riscuote il placet giuridico del Tribunale Fallimentare ed il gradimento della Federazione Italiana Giuoco Calcio; 20/01/2009 - asta pubblica in Tribunale dove, alla presenza di oltre 500 tifosi, la fallita Pescara Calcio S.p.A. viene provvisoriamente aggiudicata dal Curatore fallimentare alla Delfino Pescara 1936 s.r.l., società formata da imprenditori pescaresi (la presidentessa Deborah Caldora (figlia del noto Armando, Presidente nella prima promozione in serie A), gli amministratori Peppe De Cecco, Daniele Sebastiani e Maurizio Edmondo con suo padre Antonio; Antonio Di Cosimo della Ceteas, i fratelli Nicola e Fabio Di Tieri dell'omonima azienda, Francesco Pirocchi della Mediass, il commercialista Vincenzo Serraiocco, Alessandro Acciavatti della Tavo Calcestruzzi, Gabriele Bankowski della Pharmapiù, Amerigo Pellegrini della Pail, noto al calcio già per il suo amorevole impegno nella LnD); 02/02/2009 - atto notarile di cessione dell’azienda dalla curatela fallimentare alla Delfino Pescara; 12/3/2009 – assegnazione da parte della F.I.G.C. del titolo sportivo della Pescara Calcio S.p.A. alla Delfino Pescara 1936 s.r.l., che assume lo stesso numero di matricola federale ed eredita l’anzianità e tutta la storia calcistica della fallita Pescara Calcio. I tifosi biancazzurri dopo le profonde amarezze, illusioni e delusioni a livello societario degli ultimi anni impazziscono di gioia per la nuova proprietà formata da imprenditori locali perché finalmente … “oggi abbiamo vinto noi, ve lo diciamo da mesi, il Pescara ai pescaresi”.
Tuttavia, come in un thriller che si rispetti, gli incubi non sono finiti e le vicissitudini si spostano nuovamente sui campi di calcio, ove i giocatori, certamente provati dagli accadimenti societari, accusano un crollo soprattutto psicologico. Nel marzo 2009 il tecnico Galderisi viene sostituito da Antonello Cuccureddu; la squadra è ormai sfaldata, ma il miracolo avviene. Il 19/5/2009, nell’ultima giornata di campionato con una rocambolesca vittoria per 4 a 3 sul campo della Cavese, il Pescara si salva, evita i play out e scrive la parola fine al campionato più tribolato della sua storia. Il titolo sportivo è stato salvato, la categoria è rimasta, la nuova proprietà pescarese può far nuovamente sognare un futuro competitivo ad alti livelli, si può tornare a giocare allo Stadio Adriatico. Almeno per questa stagione per gli straordinari tifosi biancazzurri il film è a lieto fine … con l’entusiasmo dei tempi gloriosi “sugli spalti (ri)comincia l’avventura”.
(Si ringrazia il dott. Mancinelli per la preziosa collaborazione per la stesura di questo capitolo)
Archiviato con un sospiro di sollievo il tribolato campionato, la società finalmente si scrolla di dosso il recente passato e inizia il nuovo corso del “Pescara dei pescaresi”.
Progetti e ambizioni, ma anche tanti cambiamenti: sulla panchina viene confermata la fiducia a mister Cuccureddu con un biennale, il Dg Garzelli lascia e arriva Fabrizio Lucchesi come general manager con l’arduo compito di creare una squadra competitiva per un campionato di vertice. Era ben noto, infatti, che il progetto Pescara per la riconquista della serie cadetta sarebbe stato su base biennale. Ma una campagna acquisti di alto livello ha incrementato ancora di più le aspettative e l’entusiasmo intorno al sodalizio biancazzurro soprattutto quando l’ultimo giorno di mercato la società “regala” alla piazza adriatica la ciliegina sulla torta: il “Sindaco”, il bomber Marco Sansovini.
Nella prima giornata di campionato in posticipo televisivo contro il Rimini erano diecimila i biancazzurri che hanno assistito entusiasti alla prima vittoria del Pescara con gol del capitano Samuele Olivi e del baby pescarese Verratti. Un buon avvio che ha segnato il Pescara come una destinata alla vittoria del girone: non a caso alla decima giornata il Pescara e il Verona sono al primo posto in classifica incalzate dal Portogruaro.
Un periodo poco brillante mette i biancazzurri sotto i riflettori: decisiva la sconfitta all’Adriatico contro la Cavese, fanalino di coda. Mister Cuccureddu viene esonerato e viene sostituito da Eusebio Di Francesco, responsabile del settore giovanile biancazzurro. Una scommessa quella dei dirigenti abruzzesi che alla fine è risultata essere vincente.
Il 2 febbraio 2010 intanto ci sono cambiamenti in società: viene nominato Presidente il già Ad dei biancazzurri Giuseppe De Cecco al posto di Deborah Caldora.
Sul campo, invece, la sconfitta con Portogruaro butta fuori il Pescara dalla zona play-off: un momento difficile che si cerca di superare facendo quadrato; la squadra parte in ritiro prima della trasferta di Ravenna: in occasione di questa gara Di Francesco fa esordire il baby Inglese che realizza anche il suo primo gol tra i professionisti.
Qualcosa è cambiato: la corsa del Delfino sembra inarrestabile riagguantando la seconda posizione e recuperando ben 8 punti sul Verona. L'ultima partita di campionato vede il Verona contro il Portogruaro: uno scherzo del destino. Chi vince va in B, ma un pareggio avrebbe potuto significare il passaggio nella serie cadetta per i biancazzurri. Per 88’ il Pescara era con un piede in B, ma a 2 minuti dalla fine Bocalon infrange i sogni dei tifosi del delfino. La scalata in B passa dai playoff: in semifinale arriva la Reggiana che l’ha spuntata sulla Ternana: 0-0 a Reggio Emilia e 2-0 allo Stadio Adriatico (Ganci-Zizzari) e il Delfino è in finale col Verona: il 2-2 al Bentegodi lascia aperta la porta a qualsiasi risultato. Il match di ritorno si gioca in uno Stadio Adriatico gremito: al 58' Massimo Ganci con un tiro dalla distanza batte Rafael.
Dopo tre anni il Pescara torna in B: è il 13 giugno 2010. Una data che per molti sarà indimenticabile.