Luogo delle prime manifestazioni calcistiche pescaresi è “lo spiazzo”, ora riservato ai giardini comunali e all’ex Università (ora museo d’arte moderna), di fronte all’ Hotel Esplanade definito, nel 1923, Palazzo Verrocchio. Altro punto di manifestazioni sportive, il campo situato nella zona dove oggi sorge l’antistadio Flacco che era posto secondo l’asse nord-sud e non est-ovest come avviene attualmente.

A partire dagli anni ’30 il Pescara elegge come propria sede per gli incontri casalinghi il mai dimenticato campo “Rampigna”, tutt’ora usato dalle squadre delle categorie inferiori. La cosiddetta “Fossa dei Leoni” verrà utilizzato fino al 1955 quando raggiunge addirittura i 12.000 spettatori.

Il 29 Dicembre 1955 viene inaugurato lo stadio “Adriatico” con un’amichevole contro il Como. Nell’ambito delle iniziative legate all’organizzazione delle Olimpiadi del 1960 che si sarebbero svolte a Roma, il CONI concede appalti investendo in sovvenzioni destinate alla costruzioni di nuove strutture per la disputa dei giochi. L’allora Sindaco di Pescara, Chiola, riesce a far costruire un nuovo impianto polivalente nella cittadina abruzzese. Il progetto segue, secondo una teoria di base, la linea dello stadio Olimpico di Roma, con una variante importante rappresentata da una nuova e sperimentale struttura di cemento armato a sostegno del piano superiore i cosiddetti “Cavallotti” del famoso urbanista Luigi Piccinato. La capienza è di circa 10.000 spettatori. Negli anni successivi, lo stadio subisce delle modifiche: ampliamento delle curve e delle tribune con l’innesto di un secondo anello avvenuto nel 1977, in occasione della prima promozione in Serie A. Chiara è l’esigenza di offrire una struttura più ampia e confortevole al numeroso pubblico richiamato dallo spettacolo offerto dalla compagine biancazzurra. Inoltre viene trasferita la sala stampa dalla Tribuna “Adriatica” alla Tribuna “Majella”; viene costruito il sottopassaggio per l’ingresso in campo che in origine si trovava tra la Curva “Nord” e la Tribuna “Majella”; è installato l’impianto radiofonico e sostituita la pista di atletica in catrame con un materiale moderno ed omologato.

La capienza totale dell’impianto arriva a 40.000 unità, sfruttando anche i posti in piedi. A metà anni ’80 si provvede all’eliminazione del fossato circolare che separa gli spalti dal terreno di gioco, divenuto causa di incidenti nei momenti di tentata invasione da parte del pubblico. La sala stampa è ampliata; in Curva “Sud” viene collocato il tabellone elettronico. Al termine di questi lavori di ristrutturazione, lo stadio “Adriatico” si presenta come una struttura moderna e funzionale ed in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990, che si svolgono in Italia, viene scelto come stadio di riserva insieme a quelli di Avellino, Perugia e Lecce. Nel frattempo, in seguito all’emanazione di nuove normative UEFA in tema di sicurezza negli stadi (il 1985 è tristemente noto come l’anno della tragedia dell’ “Heysel” di Bruxelles), la capienza è ridotta a 34.000 posti. A fine anni ’80 vengono inseriti seggiolini in tutta la Tribuna “Majella” e nella parte centrale della Tribuna “Adriatica” con una ulteriore riduzione di spettatori: circa 26.000.

Nonostante l’ “Adriatico” sia stato, sovente, teatro anche di importanti competizioni di Atletica Leggera, non ultimi i Giochi del Mediterraneo nel 2009, essendo tra l’altro uno dei pochi impianti italiani ad avere un circuito regolamentare nel parco esterno, attualmente si mostra poco confortevole. Oggi lo stadio “Adriatico” di Pescara, utilizzato prevalentemente per gli incontri di calcio del Pescara, ha una capienza massima di 22.000 spettatori. Gli ingressi sono ubicati su tutte le vie pubbliche che lo circondano. La zona destinata agli spettatori è suddivisa in sette settori indipendenti fra loro separati da spazi vuoti, recinzioni metalliche e lastre di vetro.

Oggi lo stadio Adriatico è intitolato all’olimpionico Giovanni Cornacchia che vide negli anni ’60 risultati di rilievo in ambito nazionale e internazionale sui 110 m ad ostacoli.

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