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Domenica 4 gennaio 1976 si gioca la 14° giornata del campionato di serie B 1975 – ’76 ed il Pescara fa tappa sul campo dell’Avellino. L’Italia saluta il nuovo anno agitata dalle ondivaghe prese di posizione del partito socialista che sembrano aprire la strada alla sfiducia al quarto governo Moro.

Anche Tom Rosati, allenatore del Delfino, è agitato da questioni di politica biancoazzurra. Nonostante il più che dignitoso settimo posto insieme al Brescia, a meno tre dalla zona promozione, il partito dei tifosi pescaresi si è infatti da tempo scisso tra sempre e comunque “Rosatiani” e contestatori. Difficile dire quale delle due correnti prevalga, continuamente oscillanti sull’altalena dei risultati più recenti. Così, a giudicare dagli ultimi due turni positivi (una vittoria ed un pari) con cui si è chiusa la prima metà degli anni ’70, i sostenitori di Tom parrebbero aver ripreso quota, mentre i detrattori del tecnico marchigiano fanno quasi costantemente leva sull’asfissia dell’attacco biancoazzurro, il peggiore del torneo, in coabitazione con quello del Catania, autore di appena sette reti.

Miglior marcatore del Delfino, Bortolo Mutti, a quota quattro goal, schierato con il numero nove nell’undici di giornata insieme a Piloni, Zucchini, Motta, Rosati, Andreuzza, Di Somma, Daolio, Repetto, Nobili e Prunecchi. Tra l’altro, il centravanti bergamasco ritrova nelle file avversarie, ma non sul campo, il fratello maggiore Tiziano. Fratellanza, invece, alleata in casa del Delfino, ove Tom chiede al più giovane Franco di sdoppiarsi nel ruolo di libero e mediano.

Anno nuovo, mister nuovo per un Avellino verde anche di speranza all’insegna di un 1976 decisamente più sereno dopo un fine anno a dir poco movimentato. Il 21 dicembre 1975 lo 0 – 0 casalingo contro il Genoa è l’ennesima conferma di come i Lupi irpini affilino minacciosi i denti tra le mura amiche, ancora imbattuti e protagonisti di cinque vittorie e due pareggi. Ma, lontano dalla loro tana, ai tifosi campani proprio non vanno giù il tramutamento dei Lupi in agnelli, sbranati sei volte su sei in trasferta. Non basta il nono posto in un mucchione di sette squadre, la classifica è cortissima e la zona calda dista un punto, anche se vi si frappongono sei squadre.

Allora giù minacce, anche telefoniche, al “capobranco” Giammarinaro, che, all’ennesima intimidazione ricevuta, getta la spugna. Dimissioni irrevocabili e… tanti auguri di buon anno al nuovo allenatore Viciani. Profeta del gioco corto in salsa provinciale, pronto a gambizzare i propri giocatori colpevoli di lanci lunghi destinati, a suo dire, a tramutarsi perennemente in regali al libero avversario, il nuovo arrivato sulla panchina dei Lupi, sperando nel fortino del “Partenio” e nella statistica che spesso equipara ad un successo l’esordio di un nuovo allenatore in corso di stagione, manda in campo Pinotti, Reali, Maggioni, Gritti, Facco, Onofri, Trevisanello, Rossi, Franzoni, Lombardi e Tacchi.

L’inizio dell’Avellino è senz’altro incoraggiante, la corsa ed il dispendio di energie psicofisiche non mancano, ma la povertà tecnica dei giocatori di Viciani, materia prima necessaria per il gioco corto a lui tanto caro, è evidente, tanto che per vedere la prima azione degna di nota bisogna aspettare 25 minuti quando, a pochi passi dalla porta, Franzoni manda in diagonale fuori di poco un ottimo suggerimento di Rossi. Il Pescara sembra adeguarsi alla foga dei campani, palesemente programmato da Rosati per lo 0 – 0, anche grazie ad una buona dose di ostruzionismo più o meno lecito. Di tanto in tanto, però, il Delfino mette fuori il capo nella metà campo dei Lupi, spaventandoli al 27’ con Prunecchi, ben servito da Rosati, che di testa non inquadra la porta.

Dieci minuti dopo Piloni si supera nell’allungarsi con la punta delle dita per togliere dall’angolino un perfido diagonale di Tacchi. Viciani vuol dire fiducia e tutti i suoi effettivi vogliono dimostrarlo, compreso il libero Onofri, che sul finale di tempo si spinge per due volte in attacco, trovando però Piloni ed una provvidenziale zuccata salvataggio di Nobili sulla linea. Porta stregata, come lo era stato in precedenza anche per Lombardi, fermato in fuorigioco dall’arbitro Redini e dunque impossibilitato ad esultare per il goal segnato. Bella figura la fa comunque anche Pinotti, bravo a schiaffeggiare sopra la traversa una sberla da lontano di Zucchini.

Ma, tra i due numeri uno, 180 secondi dopo l’inizio della ripresa, decisivo si conferma senz’altro Piloni, maestoso in angolo su Tacchi, che si dispera insieme al compagno Gritti, autore della rifinitura. E’ l’ultima sfuriata dei Lupi, che, stremati dalla tattica impostagli dal nuovo allenatore, si rintanano sempre più dalle parti di Pinotti. Il calcio è bello perché ognuno lo vede alla sua maniera e balza agli occhi come al gioco corto del vangelo secondo Viciani, Rosati profetizzi lancioni dalle retrovie a cercare soprattutto Repetto, Nobili e Prunecchi. Per Viciani mezzo Pescara sarebbe da impiccare, ma, al 79’, a festeggiare è il vecchio buon Tom, anche grazie a suo fratello: punizione infatti da centrocampo del “Rosatino”, spiovente a Zucchini, astuta finta ad ingannare Facco ed incornata vincente del solito Mutti.

Colpiti quando anche contro il Delfino i Lupi sembravano poter rimanere imbattuti sul terreno amico, tre minuti dopo lo 0 – 1, in contropiede lo stesso Mutti, lanciato in profondità da Nobili e forse in fuorigioco come richiesto da Facco e Reali, piantatisi con il braccio in alto, mette al sicuro il risultato. I tifosi irpini, divenuti verdi di bile anche ripensando al goal di Lombardi, annullato quello sì per off side, esplodono in una fitta intifada contro giocatori e guardalinee, inducendo Redini a mandare tutti sotto la doccia con quattro minuti d’anticipo.

Non tarderà ad arrivare la decisione del giudice sportivo, che assegna lo 0 – 2 a tavolino a favore di Rosati e co, finendo però con lo scontentare Mutti, che si vede così cancellare la doppietta segnata in Irpinia.

Federico Ferretti