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Rimedio in extremis

Domenica 15 febbraio 1976 si gioca la 20° giornata del campionato di serie B 1975 – ’76 ed il Pescara è impegnato in trasferta a Brescia. Dopo il ritorno tra i cadetti nel 1974, atteso in riva all’Adriatico per ben 25 anni, ed una salvezza tranquilla nel 1975 – ’76, il tecnico Tom Rosati sta rischiando di compiere l’ennesimo capolavoro: portare i biancoazzurri in serie A per la prima volta nella loro storia. D’altronde, terminato il girone di andata, non ci si può non lasciarsi ingolosire da un bellissimo quanto inaspettato quarto posto, in compagnia di Foggia e Novara, a meno uno dalla zona promozione.

Girata la boa, se il Delfino continuerà a nuotare con la stessa intensità dimostrata nella prima parte del torneo, l’impresa parrebbe assolutamente alla portata, regalando entusiasmanti scenari a dir poco inaspettati… Meglio, però, non pensarci e non dimenticare che, nonostante il felicissimo momento degli abruzzesi, il popolo degli eterni scontenti è sempre in agguato, pronto a scagliare taglienti invettive contro Rosati ed i suoi al primo passo falso. Otto risultati utili consecutivi (cinque vittorie e tre pareggi) spingono il Delfino sul campo della Leonessa d’Italia con la convinzione della grande che ha acquisito forza e consapevolezza dei propri mezzi, decisa a continuare ad inseguire il sogno del grande salto in A.

Rosati se la gioca con Piloni, De Marchi, Motta, Rosati, Andreuzza, Di Somma, Catarci, Repetto, Mutti, Nobili e Daolio. Due punti in meno degli abruzzesi, al settimo posto insieme a Modena ed Atalanta, potrebbe rientrare nella lotta al vertice anche il Brescia, che però non vince da tre giornate e, soprattutto, subisce un po’ troppo, avendo incamerato ben 20 reti al passivo, al pari delle squadre sgomitanti in zona retrocessione. Tra le Rondinelle, due giovani promesse come il diciannovenne Evaristo Beccalossi ed il ventenne Alessandro Altobelli sembrano destinate a spiccare il volo verso palcoscenici prestigiosi. Schierati rispettivamente con il numero otto e l’undici, ai due ragazzini talentuosi Angelillo, tecnico dei lombardi, aggiunge Cafaro, Casati, Cagni, Paris, Catterina, Bussalino, Salvi, Ferrara e Sabatini.

Per quasi tutto il primo tempo dominano gli improperi, riecheggianti fin verso le valli delle Prealpi lombarde, rivolti dal pubblico bresciano contro l’arbitro Prati. Un fallo di mano di Di Somma dopo sette minuti ed un contatto più che sospetto su Beccalossi in area pescarese al 36’, entrambi ignorati dal direttore di gara, fanno gridare allo scandalo quasi al pari del caso internazionale Lockheed, che muove i primi passi proprio in quei giorni. Due minuti dopo, però, le proteste di Angelillo e co si trasformano in esultanza grazie a Sabatini, che, dal limite dell’area, sfruttando una carambola tra due avversari, infila violentemente e precisamente all’angolino Piloni, inutilmente proteso in tuffo.

Seguono sette minuti a dir poco difficili per il Delfino, sballottato dalle Rondinelle tra i marosi. Motta salva di testa provvidenzialmente per anticipare Salvi, Piloni compie due prodezze in serie, quindi nuovo presunto colpo basso di Prati alla Leonessa, ad un passo dal raddoppio con Bussalino se non ci fosse la mano galeotta di Di Somma a sbarrare la via del goal. Davvero una manna dal cielo per gli abruzzesi essere andati al riposo in svantaggio solo di 1 – 0.

Palese la strigliata di Rosati ai suoi durante l’intervallo, perché al rientro il Pescara sembra essere di tutt’altra pasta, che si fa gustosa al 10’: angolo di Nobili e magnifica conclusione al volo di Catarci che si infila in rete, nonostante il tentativo disperato di salvataggio di Paris, appostato sul palo. Ma la Leonessa di giornata è davvero una brutta bestia per il Delfino, ancora una volta morsicato cinque minuti dopo il tanto sospirato pareggio da Ferrara, che, raccolto il cross dal fondo di Beccalossi, si sbarazza pescarese di due pescaresi ed infila Piloni rasoterra. Sembra una partita ormai compromessa per la squadra di Rosati, che però non si arrende e si butta in avanti con il cuore, guadagnando angoli a ripetizione su cui il portiere bresciano Cafaro esce spesso con poca sicurezza, alimentando sofferenza e speranze tutte biancoazzurre.

I lombardi potrebbero tirare un sospiro di sollievo a dieci minuti dalla fine, ma ancora una volta è destino che l’arbitro debba andare di traverso alle Rondinelle, volanti in contropiede con Altobelli e fermate sul più bello da Prati per un presunto fuorigioco non ravvisato però dal guardalinee. Alla pazienza ed alla sofferenza c’è un limite pare sostenere buona parte del pubblico locale, sfollando anzitempo dal “Rigamonti”, sotto certi aspetti a ragione per non sorbirsi quella che sa tanto di una beffa finale. Al 90’, infatti, su una maldestra respinta del Brescia, Santucci, entrato al 68’ al posto di Motta, fila via sulla sinistra, mette al centro, nuova difesa di testa non ineccepibile della squadra di Angelillo e palla che finisce sui piedi di Di Somma, implacabile nel saettare davvero imparabilmente per Cafaro.

Un 2 – 2 giunto fuori tempo massimo che se non altro mantiene in alta quota il Delfino, nonostante l’allungo delle altre rivali, tutte vittoriose, e che lascia invece le Rondinelle a terra su… Prati di recriminazioni.

Federico Ferretti