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Domenica 30 dicembre 1979 si gioca la 14° giornata del campionato di serie A 1979 – ’80 ed “all’Adriatico” sbarca il Milan. Ad un turno dalla fine del girone di andata, la situazione appare già piuttosto critica per il Delfino, vittorioso solo una volta, quattro settimane prima, sul Napoli, battuto 1 – 0. Per il resto, cinque pareggi e sette sconfitte. Ecco, dunque, spiegato, l’ultimo posto in classifica – a quattro lunghezze dalla quart’ultima piazza, la prima utile per la salvezza – insieme all’attacco più misero (appena sei reti segnate, peggio solo l’Avellino con cinque) ed alla difesa più perforata del campionato (ben 18 marcature al passivo). Eppure, solo la Roma è riuscita ad imporsi nel fortino biancoazzurro (2 – 3) ed è il dato che autorizza Giagnoni, allenatore degli abruzzesi, a sperare, se non fosse che, negli ultimi tempi, i rossoneri hanno fatto meglio in trasferta che al “Meazza”. Si torna a giocare dopo una settimana di sosta per gli impegni delle Nazionali e, riavvolgendo il nastro del campionato quattrodici giorni indietro, stona, e molto, in casa Milan, il deludente 0 – 0 di S. Siro contro il Catanzaro. Una ghiottissima occasione gettata al vento per andare a -1 dalla capolista Inter, nella stessa domenica sconfitta a Roma dai giallorossi. Due punti separano, dunque, dalla vetta il Diavolo, imbattuto da tre giornate (una vittoria e due pareggi), in cui è anche riuscito a mantenere inviolata la propria porta. Giagnoni, privo del numero uno titolare, Pinotti, schiera Piagnerelli, Chinellato, Prestanti, Negrisolo, Pellegrini, Ghedin, Repetto, Boni, Silva, Cerilli e Cinquetti. Problemi di formazione per Giacomini, tecnico rossonero, che deve fare a meno dell’estro di Novellino e di Antonelli e dell’esperienza in difesa di Bet, destinato al rientro contro il Pescara, ma costretto ancora al forfait all’ultimo momento. Fiducia, dunque, ad Albertosi, Minoia, Maldera, De Vecchi, Collovati, Baresi, Buriani, Bigon, Carotti, Romano e Chiodi.

Sugli spalti, la graduatoria del Pescara sembra, almeno per una volta, non contare. Gran tifo e botti di fine anno anticipati di 24 ore a suon di tamburi e petardi, che stordiscono dopo appena tre minuti il Diavolo: prima controversia del pomeriggio tra Maldera e Boni, dirimuta dall’avvocato Menegali – arbitro dell’incontro – con una punizione al limite dell’area a favore del Delfino, Silva serve intelligentemente Cinquetti, il cui tiro mancino fa secco Albertosi. E dire che Giacomini aveva avvertito, proprio alla vigilia, di stare attenti alle palle inattive. Anche Giagnoni aveva detto la sua alla vigilia, ma sull’alimentazione dei propri giocatori, togliendo la carne dal menu della cena del sabato sera e proponendo frittata per tutti come secondo piatto. Peccato che a Prestanti l’omelette “gli si riproponga” il giorno dopo sul campo, dando il la, con un rinvio maldestro, ad un’azione confusissima, che prosegue con un tiro di Bigon, un rimpallo di Carotti ed il tocco tragicomico dello stesso Prestanti alle spalle del proprio portiere Piagnerelli. Un’azione a dir poco fantozziana, con cui il Milan giunge al pareggio al 23’, dopo che Albertosi, su azione d’angolo, era stato costretto a salvarsi di pungo per anticipare Silva. Il Diavolo pullula di centrocampisti – lo è anche Carotti, nonostante il nove sulle spalle – che vanno al piccolo trotto. Oscar delle lentezza a De Vecchi e Buriani, mentre il più propositivo è Romano, che va vicino al goal al 42’, concludendo fuori non di molto. Chiodi, unica punta milanista, combatte molto, ma con scarsa efficacia e l’unica volta che riesce a battere a rete viene fermato da Menegali per un’irregolarità, punita con un giallo a seguito di proteste non proprio oxfordiane. Proprio sul finale, grande intervento di Piagnerelli su un bolide di Carotti.

Nel secondo tempo, è sempre il Pescara a fare la partita e uomini come Boni, Ghedin, Repetto e Cerilli sembrano giganteggiare in confronto ai diretti avversari, che si muovono al rallentatore Ghedin costringe subito Albertosi alla paratona, dopodiché si susseguono capovolgimenti di fronte sul piano delle azioni e delle proteste arbitrali: Chinellato atterra Bigon in area e poco dopo tocca a Chiodi andare giù, ma Menegali lascia proseguire. Boni, già ammonito, “maciulla” Buriani, ma il direttore di gara non ritiene di dover estrarre il secondo giallo, scatenando la funesta ira rossonera. Chiodi colpisce di testa senza fortuna, ma è destino che Menegali debba scontentare tutti e, alla mezz’ora, sono i biancoazzurri ad inveirgli contro per un atterramento in area di Repetto non sanzionato con la massima punizione. Quindi, al 78’, secondo appello di Giacomini all’insegna del “free kick alert” inascoltato dai milanisti: fallo di Romano su Repetto di nuovo al limite dell’area, punizione di Cerilli per Silva che, ancora una volta, non saetta in porta e libera al tiro Chinellato, smarcatosi opportunamente, che non lascia scampo ad Albertosi. Gioisce “l’Adriatico” biancoazzurro, mentre per il vicepresidente rossonero Gianni Rivera è passato troppo poco tempo dal campo alla scrivania per non rendersi conto della mancanza, nelle retrovie, del senso della posizione di Bet, nonostante il contributo positivo di Collovati e senza togliere nulla ai diciannovenne Baresi e Minoia. Il Diavolo si infervora e schiaccia il Delfino nella propria area, sfiorando il 2 – 2 con un’inzuccata di Collovati ed una rasoiata di Maldera. Ad un minuto dalla fine, Collovati perde un contrasto a centrocampo con Ghedin, che, pur inseguito da Buriani, si invola verso Albertosi, sospinto virtualmente da tutto “l’Adriatico” che si alza in piedi, per poi mettersi le mani nei capelli, vedendo la sfera terminare sul fondo.

Ma i due punti non sono in discussione ed alla fine per il Delfino quel che resta degli anni ’70 non è che una vittoria..!

Federico Ferretti

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