Domenica 18 dicembre 1977 è in programma l’undicesima giornata del campionato di serie A 1977 – ’78 ed il Pescara ospita l’Atalanta. Il Delfino, intrappolato sul fondo della classifica, cerca una fondamentale vittoria scaccia crisi, anche per abbattere il tabù che vede i bergamaschi sempre imbattuti contro gli abruzzesi. Una sola vittoria nel torneo, che manca da sette giornate, appare la logica conseguenza di una squadra che sul piano del gioco sta dimostrando di meritare la prima serie A della propria storia, ma, che, purtroppo, manca di autorità e concretezza in prima linea. Anche i neroazzurri hanno vinto una sola partita fino a quel momento, ma qualche punto in più l’hanno fatto e l’undicesimo posto in graduatoria appare più che dignitoso. Al di là dei numeri e degli interessi collettivi, però, per Cadè, tecnico bianco azzurro, non può essere una partita come tutte le altre: bergamasco purosangue, cresciuto come giocatore nell’Atalanta e suo allenatore per una stagione, prima del trionfale trasferimento in riva all’Adriatico, che ha regalato al Delfino il grande salto nel massimo campionato, per Cadè sembra davvero difficile dover ora comandare al proprio cuore neroazzurro. Squalificato Repetto, l’allenatore ci prova, mandando in campo Piloni, Motta, Santucci, Zucchini, Andreuzza, Galbiati, La Rosa, Cinquetti, Orazi, Nobili e Prunecchi. Rota, allenatore orobico, contrappone Pizzaballa, Andena, Vavassori, Mastropasqua, Marchetti, Tavola, Manueli, Rocca, Paina, Festa e Bertuzzo.

Nonostante due punte bergamasche di ruolo – Paina e Bertuzzo – e nessuna nell’undici abruzzese – con Orazi, un centrocampista, schierato come centravanti – è la squadra di Cadè a farla da padrone ed a cercare con insistenza il vantaggio. L’iniziativa pescarese si trasforma progressivamente in un assedio intorno alla mezz’ora, quando Orazi, fatti fuori tre avversari in slalom, serve perfettamente Cinquetti, anticipato provvidenzialmente in uscita da Pizzaballa. Quattro minuti dopo, punizione dal limite dell’area per un fallo di Marchetti su Zucchini: calcia magistralmente, come al solito, Nobili e, puntualmente, per la terza volta in tre partite di seguito, traversa che nega al fantasista biancoazzurro la gioia dell’eurogoal, ma con la zampata felina di Pizzaballa, strepitoso a deviare il pallone sul legno, togliendolo dal sette. Quindi, in una delle numerose mischie che si sviluppano in area atalantina, a due minuti dall’intervallo, Prunecchi riesce a coordinarsi per calciare in porta, stavolta Pizzaballa è battuto, ma Marchetti salva sulla linea. Proteste abruzzesi per un fallo in area su La Rosa archiviano i primi 45 minuti.

Anche nel secondo tempo, il mare di occasioni (perdute) accoglie il Delfino: al 5’, su azione d’angolo, Andreuzza schiaccia di testa, Pizzaballa – 38 anni e non sentirli – sembra nella terra di nessuno, ma, con un balzo prodigioso all’indietro, riesca a smanacciare la sfera sopra la traversa. Poi è il tandem Prunecchi – Zucchini a mancare due ottime opportunità, prima che subentrino fatica e scoramento – anche per un nuovo rigore contestato, dopo un intervento sospetto con il braccio di Vavassori – che rianimano un’Atalanta che, per poco, non fa, incredibilmente, bottino pieno, in contropiede, con Bertuzzo, troppo precipitoso e fermato ottimamente dal corpo di Piloni, proteso in uscita. Ma l’ultima, ghiottissima, opportunità è ancora della squadra di Cadè, sicuramente carente sotto certi aspetti, ma anche decisamente iellata, quando Andreuzza, sempre insidioso sulle palle inattive, inzucca sulla parte alta della traversa l’ennesimo calcio d’angolo guadagnato dal Delfino, colpendo il secondo legno di giornata.

E così finisce, senza goal ed ancora senza una vittoria contro l’Atalanta e con un Pizzaballa introvabile sulle figurine, ma onnipresente nelle due porte “dell’Adriatico”!

Federico Ferretti

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