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Domenica 21 ottobre 1990 si gioca il settimo turno del campionato di serie B 1990 – ’91 ed il Pescara ospita l’Ascoli. Nubi minacciose si addensano sull’Adriatico e sul tecnico biancoazzurro Mazzone, insieme al fantasma di Galeone, evocato dalla piazza prima tacitamente e poi platealmente, alla quinta giornata. La partita interna contro la Lucchese non si schioda dallo 0 – 0 ed ecco che la scarsa pazienza dei supporter del Delfino oltrepassa il limite dell’insofferenza silenziosa, prorompendo in fragorosi cori pro Gale. Il sor Carletto, si sa, è uomo schietto e non le manda a dire, rivolgendo critiche aspre per l’accaduto a tutto l’ambiente. Che si aspettava qualche punto in più rispetto ai sei in altrettante partite, frutto di una vittoria, una sconfitta e quattro pareggi, che ancorano il Delfino all’ottavo posto.

Finita anche, dopo due turni, l’avventura in Coppa Italia, per mano dell’Atalanta. Ma la cadetteria è ancora lunga, la graduatoria è cortissima con la vittoria che vale due punti e c’è davvero tutto il tempo per scalarla a caccia di quella serie A persa nel 1989 dopo due anni consecutivi trascorsi nel massimo campionato. Mazzone deve però accelerare e da subito, senza sconti a nessuno, anche nei confronti di quell’Ascoli che, insieme al suo vulcanico patron Costantino Rozzi, al sor Carletto ha dato davvero tanto. Prima da giocatore, lottatore in mediana e quasi sempre capitano nelle 221 apparizioni in serie C tra il 1960 ed il 1969, autore anche di undici reti. Poi, con l’acquisto del Picchio da parte di Rozzi, allenatore/giocatore all’inglese nell’ultima stagione da calciatore nel 1968 – ’69 e poi definitivamente mister fino al 1975, autore di due promozioni in tre anni dalla C alla A e di una splendida salvezza nel massimo campionato. Niente addio nel 1975, solo arrivederci al 1980, quando Mazzone torna nel Piceno, sfiorando addirittura la Coppa UEFA con un incredibile sesto posto nel 1981 – ’82 e portando a casa altre quattro salvezze consecutive fino al 1984.

Anche se non è la prima di Mazzone da ex contro il suo passato bianconero, non può certo essere una partita come le altre quella che lo oppone alla squadra di quel tranquillo angolo delle Marche capace di rubare a lui, nato a Trastevere, il “core de Roma”, convincendolo addirittura a fissare la residenza ad Ascoli. Mazzone e Rozzi, seduti vicino a bordocampo a pochi passi di distanza, uno spettacolo nello spettacolo al di là della linea bianca, anche quando in campo lo show è tutt’altro che protagonista. Ogni azione pro e contro è un sobbalzo, spesso condito in romanesco da Mazzone ed in ascolano da Rozzi, quest’ultimo immancabilmente foderato di rosso ai piedi per allontanare dal Picchio gli uccelli del malaugurio.

Oggi, è come ricominciare da zero: Carletto contro Costantino, sfida che sembra impari, stante un Delfino ridotto all’osso per defezioni a più non posso, tanto che in panchina siede praticamente mezza squadra Primavera. L’infausta media è quella di due giocatori squalificati e tre infortunati a partita. I pochi superstiti rimasti abili ed arruolati contro il Picchio rispondono ai nomi di Mannini, Destro, Alfieri, Camplone, Righetti, Ferretti, Armenise, Fioretti, Monelli, Pinciarelli e Bivi. “Le polemiche non servono. Serve solo l’impegno di tutti per fare subito di nuovo un grande Ascoli”. E’ la chiosa di Tonino Carino, indimenticato corrispondente dal capoluogo marchigiano per la trasmissione “90° minuto” di RAIUNO, a commentare la dolorosa retrocessione in B dei bianconeri nel 1990, dopo quattro campionati consecutivi di serie A.

Le premesse per la “riconquistA” sembrano esserci tutte, con il Picchio al quarto posto in classifica ed una difesa super, la migliore del torneo, perforata solo due volte insieme a quella del Taranto e della Cremonese. Senza dimenticare il brasiliano Casagrande, capocannoniere della B con quattro goal in maglia bianconera. La concorrenza è comunque spietata e per accreditarsi maggiormente al vertice del torneo è necessario tornare alla vittoria, assente da tre turni, conclusi con una sconfitta e due pareggi. Sonetti, tecnico del marchigiani, “all’Adriatico” sceglie Lorieri, Aloisi, Di Rocco, Marcato, Benetti, Pergolizzi, Cavaliere, Casagrande, Giordano, Bernardini e Cvetkovic.

Pressing asfissiante ordinato dai due allenatori, non sempre condotto ordinatamente e con continuità dai protagonisti sul terreno di gioco. Il Delfino, in particolare, stenta a trovare un certo ordine tattico in campo, falcidiato dalle numerose assenze. Di contro, il Picchio può contare su un Giordano formato Aquilotto dei bei tempi, artefice del decollo della partita al quarto d’ora con una conclusione a fil di palo ed autore, dieci minuti dopo, di uno splendido tiro al volo respinto da Mannini, salvato miracolosamente da Destro in angolo sul successivo tentativo di tap – in di Casagrande. Poco dopo, lo stesso Destro è vittima dell’ennesimo sinistro flagellante la pattuglia di Mazzone, che decide così di impreziosire l’esordio del ventenne Alberti affidandogli la marcatura di Giordano. Rimanendo in tema di marcature, funziona sorprendentemente quella di Camplone, un terzino sinistro, schierato nell’emergenza come mediano su Casagrande.

E’ comunque sempre Giordano l’uomo più pericoloso dell’Ascoli, sdoppiandosi spesso nel ruolo di centravanti e di ala sinistra. Al 32’ altra azione Cavaliere – Giordano, conclusa di poco a lato dalla punta bianconera, pregevole anche sul finale di tempo in veste di assist man per Bernardini, fermato con il corpo da Mannini. Ed il Delfino? In grande sofferenza a centrocampo, ove Ferretti si prodiga nel tappare diverse falle, senza però poter essere onnipresente e, soprattutto, in attacco, ove Bivi, fatta eccezione per una punizione fuori non di molto, non si vede mai. Pinciarelli non spaventa più di tanto Lorieri, nel complesso di una gara dominata dalla paura degli abruzzesi di soccombere per disparità di risorse a disposizione.

Ad inizio ripresa, il Picchio becca ancora minacciosamente il Delfino, tenuto a galla da Alfieri, che salva sulla linea una testata di Casagrande su calcio d’angolo. I biancoazzurri, encomiabili per spirito di gruppo e sacrificio nel contenere in formazione ampiamente rimaneggiata avversari ben più blasonati, nell’ultimo quarto d’ora riescono ad alzare il baricentro, sfruttando un evidente appagamento degli uomini di Sonetti.

Così, al 28’, Monelli riesce finalmente a liberarsi un attimo della sanguisuga Benetti, che in area si arrangia sul centravanti biancoazzurro, ammonito dall’arbitro Lo Bello nell’atto di invocare il rigore. Si sveglia anche Bivi… anche troppo nell’improvvisarsi difensore aggiunto dell’Ascoli, ribattendo davanti a Lorieri il tiro di un compagno. Ma è il finale a riservare le due occasionissime per gli abruzzesi: al 36’, Camplone, di testa su cross di Ferretti, fallisce clamorosamente il vantaggio, mentre due minuti dopo, su altro invito di Ferretti, è magistrale Lorieri nel salvare lo 0 – 0 da un magnifico fendente al volo di Monelli.

“Voi vedè che ho scoperto un grande mediano che tutti credevano un terzino sinistro”? dice Mazzone nel commentare con soddisfazione il pareggio e l’ottima prova di Camplone. Pessima, al contrario, l’immagine di se data da alcuni pseudotifosi che, terminata la gara, pensano bene di scardinare un paio di sedili in cemento dello stadio per ottenervi pietre e calcinacci. Il report post sassaiola registra due agenti di polizia contusi e giudicati guaribili in due giorni, un diciottenne pescarese ed un ventiduenne ascolano ricoverati con sette giorni di prognosi per ferite al cuoio capelluto, una decina di fermati tra biancoazzurri e bianconeri, ammaccature varie ed un faro infranto per l’auto dell’ascolano Cvetkovic. Non bastava già il bollettino di guerra dei fuori combattimento in casa Pescara?

Federico Ferretti