Domenica 6 gennaio 1980 si gioca la 15° giornata del campionato di serie A 1979 – ’80 ed il Pescara va a giocare in trasferta sul campo dell’Udinese. La vittoria insperata ottenuta sette giorni prima contro il Milan, secondo della classe, sconfitto “all’Adriatico” per 2 – 1, ed i contemporanei pareggi di Fiorentina, Udinese e Catanzaro, hanno consentito al Delfino di riemergere dagli abissi e riavvicinarsi alla zona salvezza, distante ora tre punti (all’epoca la vittoria ne valeva due). E proprio contro i friulani, a digiuno di vittorie da sei turni e penultimi in compagnia della Viola e del Catanzaro, due spanne sopra i bianco azzurri, gli abruzzesi, giunti al giro di boa del torneo, cercano, quanto meno, di perseverare nella lenta risalita, se non, addirittura, di accelerarla ulteriormente. Giagnoni, allenatore del Pescara, se la gioca, dunque, con Piagnerelli, Chinellato, Prestanti, Lombardo, Pellegrini, Ghedin, Repetto, Negrisolo, Silva, Cerilli e Cinquetti. Il collega avversario Orrico schiera, invece, Galli, Osti, Fanesi, Leonarduzzi, Fellet, Cupini, Vagheggi, Pin, Pianca, Del Neri ed Ulivieri.

Una formazione, quella udinese, rimaneggiata, stante le numerose assenze, su tutte quella di Vriz a centrocampo. Ma, a volte, nelle emergenze si dà il meglio di se – specchio ne è, assai spesso, il nostro Paese – e le scelte di Orrico di dare fiducia a Cupini, un mediano con spiccate doti offensive, ed al centravanti Pianca, acquisto del mercato di riparazione, allora novembrino, dopo le valanghe di goal segnate con la Reggina in serie C, configurano un’Udinese pimpante e propensa a giocare d’attacco, quasi per togliersi il pensiero subito. Così, dopo appena sette minuti, un’incursione in area di Vagheggi, che cerca di raccogliere una punizione di Del Neri, viene fermata con le cattive, almeno secondo il parere dell’arbitro Menicucci, da Chinellato. Rigore e trasformazione di Del Neri, che porta avanti i bianconeri. Giagnoni, visibilmente insofferente per la decisione subita, constata come l’assenza di Boni pesi e non poco sull’equilibrio della propria squadra, che manca di un uomo in mediana capace tanto di proteggere la difesa quanto di far ripartire l’azione. Tuttavia, Cerilli e Repetto sono encomiabili nel contrastare l’esuberanza friulana dei primi venti minuti e, proprio da un cross dalla destra del numero sette abruzzese, Silva, di testa, strappa il pari. Giagnoni proprio non riesce a trattenersi dall’euforia e, in barba al “footbally correct”, entra in campo per congratularsi in tempo reale con il proprio centravanti. Non senza imbattersi nello sguardo minaccioso di Menicucci, a cui l’allenatore degli abruzzesi si rivolge: “Per farmi star fermo lei deve almeno espellermi!” “Ebbene, io la espello subito”, la risposta dell’arbitro che liquida Giagnoni fuori dal campo. Orfano del proprio tecnico, il Delfino viene ricacciato nuovamente indietro dalla pressione avversaria, che frutta alla squadra di Orrico almeno tre limpide palle goal: un tiro di Del Neri bloccato a terra da Piagnerelli, un colpo di testa in tuffo di Pin a lato, dopo una smanacciata del portiere abruzzese, ed una conclusione di Pianca che solca tutta l’area, senza che venga raccolta da un compagno. E, al 44’, su un cross morbido dalla sinistra di Del Neri, Prestanti sfiora soltanto ed Ulivieri è libero di trafiggere sotto porta Piagnerelli, per il 2 – 1. Un’azione, anche in questo caso, contestata dal Delfino, che si lamenta per un possibile fuorigioco e se la vede davvero brutta pochi istanti dopo, quando Leonarduzzi calcia sulle gambe di Piagnerelli da pochi passi.

Giagnoni, ancor più furibondo dopo aver subito lo svantaggio in sospetto off side, ad inizio del secondo tempo, toglie un mediano di spinta, Lombardo, ed inserisce Nobili, una mezza punta, per dare più qualità in avanti a sostegno di Silva. Orrico, però, è uno di quelli che bada molto alla sostanza e non si vergogna, come contromossa, di richiamare in panchina il centravanti Pianca per inserire Sgarbossa, un centrocampista abile a posizionarsi come difensore aggiunto. Ancora una volta, sembra avere ragione il tecnico dei bianconeri, che combattono compatti a presidio della propria metà campo, lasciando le briciole al Delfino – ovvero soltanto un tentativo di testa di autorete di Osti, salvato d’istinto da Galli in angolo – e rischiando di infilzarlo per la terza volta con Del Neri, che prima colpisce la traversa dopo un sontuoso “dai e vai” con Vagheggi e poi sfiora il palo in inzuccata, oltre che ancora con Vagheggi, che, dopo aver seminato Repetto, calcia sull’esterno della rete.

Finita la partita, negli spogliatoi, davanti ai giornalisti, Giagnoni si lascia andare ad un lungo sfogo nei confronti dell’arbitro Menicucci, parlando apertamente di “decisioni premeditate per far perdere il Pescara”. Il patron bianco azzurro, Capacchietti, lo porta via a forza, quando ormai, però, le saette della Disciplinare della FIGC si erano già abbattute sul proprio allenatore – si beccherà sei mesi di squalifica con annessa querela di Menicucci – e non c’era più carbone da masticare amaro nella calza della Befana…

Federico Ferretti

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