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Domenica 25 ottobre 1992 è in programma la settima giornata del campionato di serie A 1992 – ’93 ed il Pescara gioca in trasferta contro il Genoa. L’inaspettata vittoria 1 – 0 a Roma contro i giallorossi nell’esordio di campionato sembrava aver messo le ali al Delfino, sprofondato, però, al penultimo posto in classifica dopo aver rimediato solo un pareggio (2 – 2 “all’Adriatico” contro il Torino) nelle restanti cinque partite. Bisogna assolutamente invertire la tendenza, prima che sia troppo tardi, aggiustando, soprattutto, la fase difensiva. Al riguardo i numeri sono impietosi: 15 goal subiti, con una media di 2,5 goal a partita, peggiore solo a quella del fanalino di coda Ancona, sepolto da 22 reti al passivo. Dalla seconda giornata in poi, gli abruzzesi non sono mai più riusciti a mantenere inviolata la propria porta. Pur ammettendo la gravità del problema, accentuato nei confronti di una squadra che deve salvarsi, Galeone, allenatore del Pescara, insiste, però, nel sostenere il dogma, di zemaniana memoria, che “la miglior difesa è l’attacco”, specie in una creatura come la sua che vuole continuare ad impostare a zona. Di fronte, gli si para ora la squadra forse più folle del torneo, ovvero il Genoa, unica compagine ad aver sempre pareggiato tutti gli incontri. Gli attacchi più acuti di schizofrenia, a seguito di incredibili rimonte subite, si sono registrati in quel di Foggia (2 – 2) e, soprattutto, nel clamoroso 4 – 4 di Marassi contro l’Ancona. Insomma, Giorgi, tecnico rossoblu, vorrebbe tanto scucire l’etichetta di “mister X” dalle maglie della propria squadra e capire se i suoi devono pensare solo ed esclusivamente a salvarsi o se possono provare a togliersi qualche bella soddisfazione. La risposta al dilemma è affidata sul campo a Tacconi, Torrente, Fortunato, Ruotolo, Caricola, Signorini, Van’t Schip, Bortolazzi, Dobrowolski, Skuhravy ed Onorati. Galeone contrappone Savorani, Sivebaek, Nobile, Alfieri, Mendy, Dicara, Ferretti, Allegri, Bivi, Sliskovic e Massara.

La prima sorpresa del pomeriggio è a firma di Giorgi che, al pari di Galeone, sistema la difesa in linea e piuttosto alta, pronta ad intrappolare in fuorigioco gli avanti avversari. Un’unica punta, Skuhravy, dietro a due trequartisti, Dobrowolski (all’esordio in campionato) ed Onorati, con cui il Grifone sbrana letteralmente il Delfino in un quarto d’ora. La prima artigliata la sferra di testa Onorati, liberato in area di rigore da Van’t Schip, al termine di un’azione impostata a velocità supersonica dal duo Bortolazzi – Ruotolo. Il secondo squarcio sulla morbidissima pelle della difesa pescarese lo infligge, cinque minuti dopo, Ruotolo, che infila tra palo e Savorani un pallone “velato” splendidamente da Onorati. Quindi, al 15’, ecco il primo Dobrowolski show sul palcoscenico della serie A: contropiede in velocità, messaggio di saluti ad Alfieri e morbido lob a superare Savorani in uscita. Ed il “Dobroshow” potrebbe divenire addirittura d’eccezione, se non fosse per un eccesso di altruismo del russo che, invece di concludere, demanda a Ruotolo l’onere di sbrigare la pratica del 4 – 0, respinta, però, al mittente dalla difesa pescarese. Che, improvvisamente, si scambia il ruolo con quella del Genoa, che inizia a non capire più nulla. Al 25’, uno schema su calcio piazzato, mette Sliskovic in condizione di superare Tacconi da due passi. Poi, a due minuti dal termine, su una punizione dello stesso Sliskovic, la barriera si muove troppo presto per l’arbitro Chiesa, che ammonisce quello che, chiaramente, risulta colpevole del passo avventato, ovvero Dobrowolski. Sulla ripetizione del calcio di punizione, tira ancora Sliskovic ed è (s)Fortunato a deviare nella propria porta. Il Grifone è in preda ai nervi, Caricola e Fortunato bisticciano su chi debba coprire la fascia sinistra nel gran tourbillon di Bivi e Sliskovic, mentre capitan Signorini urla a gran voce, invocando che qualcuno lo aiuti nel tappare le falle nelle retrovie. Messaggio inascoltato, soprattutto da Tacconi, che, proprio sul finire del primo tempo, si fa beffare da Bivi da 25 metri. Ecco, dunque, i fantasmi di Foggia ed Ancona trasformatisi in realtà!

Sul 3 – 3, trascorsi pochi minuti dall’inizio della ripresa, Dobrowolski cade in area e Chiesa estrae il giallo per simulazione. Il russo rimane in terra, rassegnato ad aspettare che venga fuori il rosso, ma l’arbitro non interviene, tra lo stupore generale. Giorgi fiuta che qualcosa non va e sostituisce precauzionalmente Dobrowolski con Padovano, ufficialmente per preservarlo in vista della partita del mercoledì successivo della Russia contro il Lussemburgo (mah…). Ferretti, al 25’, spreca la palla del possibile vantaggio, ma proprio quando ormai sembra che il Genoa sia finito ancora una volta sotto ai “raggi X” dopo l’ennesima rimonta subita, la difesa del Pescara, al 78’, torna a combinarne una delle sue: contropiede frontale di Padovano, Dicara e Mendy non si intendono nell’applicazione del fuorigioco ed Onorati infila con inaccettabile facilità la rete del definitivo 4 – 3. Ma non è finita: proprio all’ultimo, Mendy ha la palla “dell’Ancona bis”, ma il 4 – 4 sfuma altissimo sopra la traversa ed il Grifone racimola così una vittoria inseguita addirittura da sei mesi!

Ma, ovviamente, al rientro negli spogliatoi è il caso Chiesa a tenere banco: il direttore generale del Pescara, Marino, annuncia la domanda ufficiale di ripetizione dell’incontro per errore tecnico, stante la mancata espulsione di Dobrowolski. Viene richiesta la prova televisiva, le cui immagini appaiono incontestabili, ma il verdetto del giudice sportivo, una settimana dopo, non consente di opporre le immagini al referto del fischietto livornese, da cui risulta, come ammonito, Fortunato al posto di Dobrowolski. A circa due anni dal fatto incriminato, il cold case viene risolto sotto confessione dello stesso Chiesa, che ammette l’errore, ricordando perfettamente l’episodio, in cui Dobrowolski, già ammonito, doveva essere espulso. “Rosso relativo”, giallo svelato.

Federico Ferretti

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