Domenica 2 dicembre 1979 si gioca l’undicesima giornata del campionato di serie A 1979 – ’80 ed il Pescara riceve il Napoli. Tristemente eloquenti i numeri caratterizzanti la prima parte di stagione del Delfino, che giace sul fondo della classifica: zero vittorie, nonché peggior difesa ed attacco del torneo. A giudicare i partenopei, invece, si fa davvero fatica: squadra costruita per puntare all’élite del calcio italiano e che, invece, è solo undicesima; appena cinque reti all’attivo (una in più degli abruzzesi), nonostante investimenti importanti, specie per l’acquisto della coppia goal Damiani – Speggiorin; difesa estremamente solida, capace di subire solo quattro reti (al pari del Milan, secondo in graduatoria), dal rendimento inferiore solo alla capolista Inter. Una contraddizione tira l’altra, dunque, ed i tifosi bianco azzurri sperano che gli avversari vi cadano ancora, fatta eccezione per il discorso legato ai goal al passivo, oggettivamente una virtù. Dare un giudizio preciso sulla squadra di Vinicio sembra quasi avanzare con passo incerto nella nebbia che sette giorni prima ha comportato la sospensione della sfida di S. Siro che vedeva i campani opposti ai rosso neri. Per incamerare i primi due punti del campionato, Giagnoni, allenatore del Pescara, si affida a Pinotti, Chinellato, Prestanti, Negrisolo, Pellegrini, Ghedin, Repetto, Boni, Silva, Nobili e Di Michele. Vinicio risponde schierando Castellini, Marino, Tesser, Bellugi, Ferrario, Guidetti, Damiani, Vinazzani, Speggiorin, Musella e Filippi.

Sotto un cielo plumbeo e su un terreno leggermente scivoloso, desta subito curiosità la posizione di Ghedin, un marcatore operante, abitualmente, al centro o sui lati del campo in difesa, schierato da Giagnoni, invece, a centrocampo, là dove generalmente osa Cerilli, per aumentare il pressing bianco azzurro sui portatori di palla napoletani. Ed il tecnico sardo sembra aver ragione, perché il Delfino guizza vivace al cospetto dei più blasonati rivali. In particolare, gli uomini di Vinicio sembrano soffrire più del lecito nella retroguardia, dove Bellugi entra spesso in ritardo, Ferrario patisce puntualmente Silva nell’uno contro uno e si specula con troppa sicurezza sulla tattica del fuorigioco. Non un caso, pertanto, se, alla mezz’ora, la prima occasione dei padroni di casa nasca da un lancio in profondità di Boni per Silva, su cui non scatta l’off side a favore dei partenopei, e che vede la punta pescarese anticipata miracolosamente da Castellini in uscita provvidenziale. Subito dopo, è Bellugi a rimpallare una fiondata di Nobili dal limite dell’area. Ma la grande chance capita sui piedi di Negrisolo, che costringe Castellini a salvarsi con l’ausilio della traversa. Finalmente, sul finale di tempo, Speggiorin e Damiani si ricordano di essere stati eletti dal Napoli eredi di bomber Savoldi e si fanno pericolosi davanti a Pinotti, bravissimo a negare ad entrambi la gioia del goal.

Nella ripresa, gli azzurri continuano a mostrare lacune evidenti, soprattutto perché i centrocampisti (su tutti, Guidetti, Vinazzani e Filippi) non appaiono propensi alla verticalizzazione ed agiscono fin troppo palla al piede. Così, i suggerimenti per le punte si perdono nella fitta maglia della mediana abruzzese, che morde le caviglie avversarie senza alcun timore reverenziale. Al 73’, Cinquetti, entrato al posto di Di Michele al 33’ del primo tempo, va via in contropiede e viene steso da Ferrario al limite dell’area. Calcia la punizione lo stesso Cinquetti ed è imparabile la parabola che si infila nell’angolino alla sinistra di Castellini. L’Adriatico esplode in urlo che sa di liberazione, preparandosi a soffrire insieme ad i propri beniamini impegnati a contenere la veemente reazione del Napoli. Che, proprio al 90’, scocca in porta l’unico tiro del secondo tempo con Tesser, rintuzzato a pugni chiusi da Pinotti, bravissimo a trovare il piazzamento giusto, nonostante il caos da ora di punta creatosi nella sua area.

E, tirato un sospiro di sollievo per il pericolo scampato, la prima vittoria del Pescara in campionato diviene realtà. Tutti corrono a congratularsi con Cinquetti, autore, tra l’altro, anche di un’altra marcatura, annullata per fuorigioco. Una punizione esemplare sul groppone del povero Asinello..!

Federico Ferretti

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