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Domenica 6 gennaio 1946 si gioca il recupero della nona giornata del campionato misto serie A – B Centro – Sud 1945 – ’46 ed il Pescara ospita la Lazio. Seriamente compromessi i collegamenti a sud della Pianura Padana, specie lungo i versanti dell’Appennino tosco – emiliano, effetto delle macerie del secondo conflitto mondiale, l’Italia è semiparalizzata ed anche il pallone è costretto a spezzarsi in due. Dunque, la FIGC costituisce, al Nord, la Lega Nazionale Alta Italia, con il compito di organizzare il campionato “Alta Italia”, in continuità con quello prebellico e comprendente tutte le società settentrionali ammesse a partecipare al soppresso torneo 1943 – ’44. Al Sud, invece, gli organici sono ridotti all’osso, stante solo quattro squadre ufficialmente abilitate al massimo campionato, oltre al Bari, formalmente retrocesso. Unica soluzione, quella di accorpare eccezionalmente undici società di A e B, considerati anche il fallimento della Mater Roma e la rinuncia del Pisa per mancanza di fondi, ovvero Anconitana, Bari, Fiorentina, Lazio, Napoli, Palermo, Pescara, Pro Livorno, Roma, Salernitana e Siena. Alla fine di entrambi i tornei del Nord e del Centro – Sud, le prime quattro classificate di ciascun raggruppamento sarebbero state inserite nel girone finale nazionale che avrebbe sancito la vittoria dello scudetto 1945 – ’46.

Nell’emergenza, il Delfino si esalta nel fortino del mitico campo “Rampigna”, dove, nelle precedenti quattro partite, ha collezionato tre vittorie ed un pari. In trasferta, invece, ancora nessun successo per gli abruzzesi, reduci da due “X” ed altrettante sconfitte, eppure la classifica autorizza a sperare eccome nella qualificazione. Male, invece, la Lazio, già battuta cinque volte, vittoriosa solo in due occasioni e protagonista di altrettanti pareggi. L’Aquila ed il Delfino si sarebbero dovuti incontrare il 16 dicembre 1945, ma la gara viene rinviata alla Befana del 1946. Si rischia, addirittura, un secondo rinvio, perché un muro di neve sbarra la strada alla comitiva laziale all’altezza di Tagliacozzo. Impossibile continuare sulla via Tiburtina – Valeria e deviazione obbligata sull’asse Rieti – L’Aquila – Sulmona. Un viaggio avventuroso, in uno scenario di altri tempi, che vede i biancocelesti giungere trafelati a Pescara, proprio a pochi istanti dall’inizio della partita. L’allenatore Cargnelli manda in campo, per i capitolini, Gradella, Antonazzi, Ferri, Manola, Gualtieri, Del Pinto, Puccinelli, Brunetti, Koenig, Lombardini e Tossio. Il Delfino di mister Marchi è, invece, sostenuto da Fabiani, Romagnoli II, Brandimarte II, D’Incecco, De Angelis, Brandimarte I, Lanciaprima, Maturo, Tontodonati, Di Teodoro e Suozzi.

La legge del “Rampigna” sembra applicarsi implacabilmente anche nei confronti dei biancocelesti dopo appena tre minuti: gran tiro di Maturo che si stampa sulla traversa e tap – in di testa di Tontodonati, per l’ 1 – 0 abruzzese. Il Pescara potrebbe raddoppiare subito dopo, ma il palo ferma Lanciaprima, a Gradella battuto. Un episodio davvero sfortunato, che quasi costa il pareggio della Lazio con Puccinelli, ritrovatosi solo davanti a Fabiani, bravissimo a respingere il tiro. Appena una goccia biancoceleste nel mare di occasioni in cui nuota il Delfino che, pur non andando a mille all’ora, sembra possa siglare il raddoppio da un momento all’altro, a conferma dell’estrema vulnerabilità della squadra capitolina. Ci provano, senza fortuna, Di Teodoro e, in due occasioni, Lanciaprima, stoppato da provvidenziali interventi di Gradella e Gualtieri. Il numero uno laziale, alla mezz’ora, si salva ancora su Suozzi in angolo, ma, dieci minuti dopo, capitola per la seconda volta, battuto da una testata di De Angelis, prontissimo a sfruttare una punizione di Lanciaprima. Il primo tempo termina con una parata non troppo difficile di Gradella, che neutralizza una conclusione fiacca di Suozzi.

Nella ripresa, Brunetti e Manola si invertono di ruolo e la Lazio passa alla tattica del lancio lungo, orchestrata con bravura, in particolare, da Ferri e Lombardini. Il Delfino cala, invece, vistosamente, patendo anche il gioco duro degli avversari. Al 58’, l’arbitro Pera, dopo aver perdonato e condonato diversi falli, commessi soprattutto dai capitolini, li premia con un penalty, che Koenig trasforma, riportando i biancocelesti in partita. Due minuti dopo, una fiammata, l’ultima, del Pescara, si spegne per effetto di un nuovo influsso della mala sorte, che si mette… di traversa sullo splendido tiro al volo di Tontodonati, servito perfettamente da Maturo. Altri due minuti e la Lazio, sorprendentemente, perviene al 2 – 2: travolgente azione sull’asse Puccinelli – Lombardini e fendente di Koenig che non lascia scampo a Gradella. Di qui in avanti, il “Rampigna” passa da campo di calcio a ring, in cui si susseguono a ripetizione regolamenti di conti che lasciano a terra feriti sparsi: De Angelis e d’Incecco vanno ko, così come Lanciaprima, colpito da Ferri, il tutto nella perdurante ignavia di Pera. Tutti e tre, costretti ad abbandonare il campo, senza poter essere sostituiti, non essendo i cambi ancora previsti nel regolamento del calcio, lasciano il Delfino addirittura in otto. Quando poi anche sull’altro fronte Koenig, toccato duro, abbassa notevolmente il raggio d’azione, sparisce anche la Lazio ed il pareggio consente al “Rampigna” di confermarsi inattaccabile.

Che tempi che furono..!

Federico Ferretti

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