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Domenica 2 marzo 1980 si gioca la 22° giornata del campionato di serie A 1979 – ’80 ed il Pescara ospita il Cagliari. Del 1979, meglio ricordare solo i primi sei mesi, ovvero la seconda parte della maratona trionfante con cui il Delfino ha tagliato il traguardo della seconda promozione in A della sua storia. Passata la calda emozione estiva del ritorno nell’Olimpo del calcio, dopo un anno di Purgatorio cadetto, infatti, si sono aperti un autunno ed un inverno cupissimi per i biancoazzurri, sin dal principio ultimi in graduatoria, capaci di raggranellare solo due vittorie fino al 30 dicembre, giorno in cui, udite udite, dopo il Napoli, il Milan scudettato e secondo in classifica affonda 2 – 1 “all’Adriatico”. Fatte salve le due uniche giornate di vera gloria pescarese, su 14 partite giocate fino a quel momento, il Delfino ha poi incamerato cinque pareggi e sette sconfitte. Insomma, la strada che riporta in serie B sembra ormai essere stata imboccata da tempo, come confermato anche dal peggior rendimento del torneo in termini di reti all’attivo ed al passivo. Se non che, grazie alla gentile collaborazione di Fiorentina, Udinese e Catanzaro, capaci di fare appena due punti in più del Pescara, la salvezza, distante tre lunghezze, sembra essere ancora affare possibile dopo la vittoria contro il Milan. Ecco brindare, dunque, maggiormente speranzosi ad un 1980 che, invece, sembra assurgere ad una “nuova era della disgrazia” per il Delfino. Il 6 gennaio, il Pescara va ad Udine e, contro una rivale diretta per non retrocedere, oltre a soccombere 2 – 1, perde pure, per sei mesi, il proprio allenatore, Giagnoni, squalificato per il resto del campionato dopo un aspro diverbio con l’arbitro Menicucci. E’ l’incipit di una salita al Calvario che si trascina per altre sei settimane, in cui giungono altrettante batoste. Capaci di fregiarsi dell’assai poco onorevole primato di sette sconfitte di fila nel massimo campionato, solo altre due squadre, ovvero la Sampierdarenese (antenata della Sampdoria) nel 1934 – ’35 ed il Verona nel 1978 – ’79. Rimanere per l’ottava volta di seguito a mani vuote significherebbe conquistare il primato in solitaria ed è quanto basta per motivare il Delfino, per la cui retrocessione si attende ormai solo lo “sconforto” della matematica, a continuare a fare il proprio dovere. Anche senza un becco di un quattrino, perché, per non farsi mancare nulla, la società vive pure una pesante crisi di natura dirigenziale che ha portato al blocco degli emolumenti a partire da Natale. Per provare a non finire “nell’almanacco del baratro”, Giagnoni schiera Pinotti, Chinellato, Prestanti, Negrisolo, Pellegrini, Ghedin, Cerilli, Repetto, Di Michele, Nobili e Cinquetti. Tutt’altra aria, decisamente più serena, respira il Cagliari, anche se il margine di quattro punti sulla zona pericolo non pare consentirgli di staccare anzi tempo la spina. Per cercare di tornare al successo lontano dal S. Elia, che manca dal mese di novembre, Tiddia, tecnico rossoblu, privo del libero Brugnera e del fantasista Marchetti, dà fiducia a Corti, Lamagni, Longobucco, Casagrande, Canestrari, Roffi, Osellame, Quagliozzi, Selvaggi, Bellini e Briaschi.

Già dopo un minuto, una conclusione di Quagliozzi dal limite dell’area alimenta il pronostico favorevole ai sardi e sembra giustificare la contestazione in massa del tifo biancoazzurro che opta per l’assenteismo in massa “dall’Adriatico”, mai così vuoto dall’inizio di stagione. Eppure, i 3.000 paganti che si godono almeno il primo tiepido sole primaverile, constatano come, seppur con il solito assetto disorganizzato sul piano tecnico – tattico, almeno batta forte il cuore biancoazzurro di giornata. Al 5’, Cinquetti calcia verso la porta cagliaritana, Roffi devia il pallone e Corti, che sembrava destinato ad un facile intervento, deve volare a deviare miracolosamente oltre alla traversa. Passano altri due minuti ed un perfido velo di Di Michele su punizione di Nobili per poco non inganna Corti, bravo e fortunato a salvarsi con i piedi. Poi è Casagrande che, al 21’, chiude all’ultimo istante Cerilli, ormai pronto a sferrare il colpo nell’area piccola. Quindi, nell’ordine, Corti nega la gioia del goal ad un colpo di testa di Prestanti e ad un sinistro potentissimo di Nobili, mentre Di Michele si vede rimpallare il tiro da un difensore e stessa sorte capita a Cinquetti, stoppato dalla schiena di Longobucco.

Nella ripresa, l’allenatore biancoazzurro in seconda Tobia, su impulso di Giagnoni, che scalpita come un lupo in gabbia nel dare istruzioni dalla tribuna, prova ad osare e, al 13’, toglie Ghedin, un difensore, ed inserisce Boni, un mediano d’ordine. Rispetto al primo tempo, la manovra del Pescara assume, oltre al sacrificio, anche qualità, sfruttando, oltre alle geometrie del neo entrato, anche le invenzioni di Repetto e Nobili e le sgroppate laterali di Cinquetti, che quando parte in velocità dimostra di poter spaventare anche difensori di rango. E il Cagliari? Semplicemente non pervenuto, dalle sembianze di una pallina sballottata nel flipper (guarda caso nome attribuito al delfino protagonista di una nota serie TV degli anni ’60…), fatto salvo per il gran lavoro a centrocampo di Casagrande, l’ultimo a mollare dei rossoblu. I sardi, evidentemente sbarcati “all’Adriatico” svogliati e convinti di far di un sol boccone il Delfino, resistono soprattutto per imprecisione degli avversari, ma, alla mezz’ora, finiscono per arrendersi: fallo di Longobucco su Cinquetti al limite dell’area e splendida punizione di Nobili che gonfia il sette alla destra di Corti, stavolta impotente. Lo spauracchio dell’ottava mazzata in serie si allontana, per poi dissiparsi definitivamente a due minuti dal termine, quando Di Michele, dopo una pregevole triangolazione con Cerilli e Cinquetti, di sinistro, fa secco Corti per la seconda volta, fissando il definitivo 2 – 0 ed autorizzando il rombo di tuono d’ira di Gigi Riva, che lascia frettolosamente il proprio posto da spettatore d’eccezione, dopo aver affermato di aver assistito alla peggior prova di stagione del suo amato Cagliari.

Una vittoria poco influente ai fini di classifica, ma in grado di preservare il Delfino da un triste primato in solitaria, quelle delle otto sconfitte consecutive in serie A, smentendo, per una volta, il motto “Meglio soli che male accompagnati”!

Federico Ferretti

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