Domenica 16 aprile 1978 è in programma la 27° giornata del campionato di serie A 1977 – ’78 ed il Pescara riceve l’Inter. L’Italia è provata dal terribile incidente ferroviario avvenuto il giorno prima tra Bologna e Firenze e costato la vita a 42 persone rimaste uccise nel terribile impatto tra due convogli a lunga percorrenza. Il mondo del calcio, in particolare, ha rischiato di pagare un tributo pesantissimo, con l’intera squadra del Verona che, in viaggio verso Roma per giocare contro i giallo rossi, si è salvata solo perché, al momento dell’incidente, si era spostata per il pranzo nella carrozza ristorante, una delle poche a rimanere estranea al deragliamento. Ancora scossi per quanto accaduto 24 ore prima, i protagonisti del match dell’Adriatico si preparano a scendere in campo provando, almeno sulla carta, sensazioni diametralmente opposte: da una parte il Delfino, ultimo in classifica, a sette punti dal quart’ultimo posto che significa salvezza e che solo la matematica tiene ancora in vita; dall’altra l’Inter, quinta in graduatoria, reduce da sei risultati utili consecutive e mattatrice lontana da S. Siro, dove ha conquistato ben 15 punti (cinque vittorie ed altrettanti pareggi). Cadè, allenatore bianco azzurro, nonostante la situazione disperata e la quasi certezza di non rimanere il prossimo anno in riva all’Adriatico, stante una situazione societaria tutta in divenire, impone ai suoi di dare tutto fino all’ultimo secondo di gioco. Lo si deve alla regolarità del campionato ed ai pescaresi, che, nonostante la pioggia insistente ed il freddo che hanno bruscamente interrotto la primavera abruzzese, rispondono alla grande, presentandosi in ben 15.000. Le speranze di assistere, quanto meno, ad una gara orgogliosa del Delfino al cospetto di una grande come l’Inter sono riposte in Piloni, Motta Mosti, De Biasi, Andreuzza, Galbiati, Grop, Repetto, Orazi, Zucchini e Prunecchi. Bersellini, tecnico nero azzurro, è costretto a schierare una formazione rimaneggiata a causa di numerose assenze e contrappone Bordon, Canuti, Cozzi, Oriali, Gasparini, Bini, Roselli, Marini, Altobelli, Merlo e Muraro.

Un intervento sospetto di Oriali su Zucchini in area, su cui l’arbitro Pieri glissa, fa subito capire che i bianco azzurri hanno ben recepito l’input di Cadè a dare tutto sul campo. Il Biscione, invece, striscia lentamente, finendo per essere stritolato dal Delfino, che pressa in modo asfissiante e si catapulta sulle fasce laterali dove, a turno, Zucchini, Repetto e De Biasi maramaldeggiano. Alla mezz’ora, Prunecchi apre sulla destra per De Biasi, cross dal fondo che scavalca Bordon e comodo appoggio di testa di Grop che porta in vantaggio il Pescara. Un entusiasmo ritrovato improvvisamente e forse anche inaspettatamente dal pubblico dell’Adriatico, ripiombato in un’atmosfera di spensieratezza, la stessa che aveva accompagnato la squadra abruzzese durante i primi mesi di campionato, quando si sperava concretamente nella salvezza. Sull’altra sponda della contesa, invece, l’unico guizzo meneghino del primo tempo è determinato da un difetto di comunicazione tra Mosti ed Andreuzza, che dà il via libera ad Altobelli davanti a Piloni, senza che il centravanti sappia approfittarne, calciando sul fondo.

Nella ripresa, dopo dieci minuti, Bersellini cerca di imprimere più pericolosità ai suoi e sostituisce il diciottenne terzino sinistro Cozzi, esordiente in serie A, con Pavone, un’ala, ma sono sempre gli abruzzesi a sciorinare gioco ed occasioni, soprattutto grazie ad un centrocampo di maggiore dinamismo. Al quarto d’ora, Zucchini avvia l’azione del potenziale 2 – 0, ma, dopo aver allungato a Repetto sulla destra, non riesce a deviare sotto porta il diagonale di quest’ultimo. E’ sempre la premiata ditta Zucchini – Repetto che potrebbe, poco dopo, firmare il doppio vantaggio, stoppati, però, prima da Gasparini e poi da Bordon. Aggrappati praticamente solo ed esclusivamente alla grinta di Oriali, i nero azzurri provano a rialzare la testa… con Roselli, fermato dalla traversa dopo un traversone di Oriali. L’impresa riesce al 22’, quando Muraro si destreggia bene sulla sinistra al limite dell’area di rigore e crossa per Altobelli che inzucca sulla traversa, palla che ritorna poi a Muraro che riesce ancora a trovare sempre Altobelli che, stavolta, schiaccia in goal da due passi con Piloni a terra ed impossibilitato ad intervenire. Una gioia effimera, quella del Biscione, che il Delfino trascina di nuovo in apnea dopo due minuti: angolo dalla sinistra di Grop, De Biasi di potenza ci prova dal limite dell’area e trova lo stinco di Bini che spiazza completamente Bordon. E così, oltre all’entusiasmo, l’Adriatico ritrova pure quel pizzico di fortuna che da troppo tempo aveva disertato il destino della squadra di Cadè. Che deve soffrire la reazione, se non altro nervosa, ma tecnicamente confusa, dei nero azzurri. Nella tonnara del Delfino si susseguono mischie ed, in una di queste, Piloni e Mosti hanno la peggio. Paura, in particolare, per il numero uno abruzzese, portato via dal terreno di gioco semisvenuto, vittima di una gomitata capace di causargli un trauma cranico con leggero stato commotivo. Ecco, dunque, il dodicesimo Pinotti guadagnarsi una saporita pagnotta andando a deviare sopra la traversa una velenosa conclusione a giro Muraro, così come Galbiati è provvidenziale nel salvare sulla linea un tiro da due passi di Altobelli.

Una vittoria, che mancava da sei giornate, quasi del tutto ininfluente ai fini della classifica, ma comunque prestigiosa ed in grado di dare a tutti una bella lezione di sportività!

Federico Ferretti
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