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Domenica 9 giugno 1991 si gioca la 37° giornata del campionato di serie B 1990 – ’91 e sul campo di Bari si gioca Foggia – Pescara. A 180 minuti dal termine della cadetteria, i riflettori sono tutti puntati sulla splendida creatura rossonera di Zdenek Zeman, promossa in A con quattro turni di anticipo. Dalla 14° giornata, i pugliesi non hanno più mollato la testa della classifica, seppellendo gli avversari con ben 67 reti all’attivo, 48 delle quali segnate dal trio delle meraviglie Rambaudi – Baiano – Signori. Un tridente micidiale, perfettamente inforcato dai Satanelli pugliesi secondo i dettami del maestro Zdenek, finalmente consacratosi nel grande calcio dopo tanta gavetta tra serie C e B.

Nell’atmosfera delle infinite sigarette aspirate dal boemo, ecco condensarsi il mantra zemaniano: difesa schierata in linea all’altezza mediana, marcature a zona e tattica del fuorigioco portati all’esasperazione all’interno di un 4-3-3 che sembra tanto uno 0-0-10, “perché distruggere è molto più facile che costruire”, come ama ripetere il Boemo. La miglior difesa è l’attacco, anche quando si è in vantaggio, l’importante è segnare un goal in più degli avversari: lo 0 – 0, dunque, questo sconosciuto. Certo, se la giornata è storta meglio aggrapparsi alla speranza di finire con una “X” scintillante, piuttosto che uscire sconfitti e con le ossa rotte.

Perché quando con il Boemo si perde, la casella delle reti al passivo subisce quasi sempre un incremento cospicuo. E, infatti, se il reparto offensivo è il migliore del torneo – una sorta di sentenza per le squadre di Zdenek, indipendentemente dai successi finali – la difesa rossonera è solo la sesta della serie B, dietro anche a quella di un Pescara che pagherebbe oro per tornare in Abruzzo imbattuto. Se, infatti, a Foggia si pensa in grande per il futuro, a cominciare dallo stadio “Pino Zaccheria”, inagibile per lavori straordinari d’ampliamento in vista della stagione successiva, in riva all’Adriatico si cerca di evitare il dramma di una retrocessione in C1 al termine di un anno dal mare frequentemente in tempesta per il Delfino: prima l’esonero di Mazzone, poi l’uscita di scena di Fedele dalla società ed il ritorno di Scibilia che decreta l’instaurazione, a furor di popolo, del Galeone bis. Sconvolgimenti continui che di certo non hanno aiutato i biancoazzurri, reduci da quattro risultati utili consecutivi (una vittoria e tre pareggi), ma che, se il campionato finisse in quella giornata, spareggerebbero da quart’ultimi con la Salernitana per doversi salvare. Galeone, pertanto, schiera la migliore formazione possibile, ovvero Mannini, Destro, Camplone, Zironelli, Righetti, Ferretti, Martorella, Fioretti, Bivi, Zago ed Edmar. Largo invece a chi ha giocato meno nel Foggia, tanto che Zeman, oltre a Signori, lascia a casa anche il portiere titolare Mancini, mandando in campo Zangara, Codispoti, Grandini, Manicone, Porro, Napoli, Rambaudi, Picasso, Baiano, Barone e Casale.

La partenza dei rossoneri non è esattamente quella di chi, non avendo più nulla da chiedere al torneo, lascia che sia l’avversario più motivato a dettar legge: tempo sei minuti, infatti, e Casale infila Mannini raccogliendo un perfetto cross di Barone. Immediata, però, la replica abruzzese con Zago che, ostacolato al limite dell’area da Grandini, induce l’arbitro Guidi a fischiare il penalty, trasformato da Bivi. La mano del Boemo accarezza la gara, che srotola emozioni ad ogni azione, in cui le difese sembrano sempre sull’orlo di una capitolazione. Cosa che tocca nuovamente al Pescara al 13’, tradito da una corta respinta di Mannini e beffato da Baiano, che con 21 goal affianca Balbo al vertice della classifica dei cannonieri. Nel giro di tre minuti, quando Rambaudi firma il tris foggiano, la situazione del Delfino passa dal difficile al catastrofico. Nel bene e nel male c’è sempre Zdenek che, come di consueto, invita i suoi a non fermarsi, ma il caldo sembra prosciugare benzina e motivazioni a chi ormai ha veramente dato tutto. La difesa pugliese inizia così a mostrare crepe sempre più profonde, in cui il Delfino è bravissimo ad infilarvisi per due volte con Fioretti e Bivi, che firma una doppietta importantissima, riacciuffando il 3 – 3 al termine di una mezz’ora straordinaria per produzione offensiva, decisamente meno per compattezza ed attenzione in retroguardia.

E’ lo scotto da pagare nella ripresa, che sembra figlia di un’altra partita, in cui succede poco e niente e tutti appaiono soddisfatti. Con il passare dei minuti, sguardi dei pescaresi sempre più distaccati dalle vicende del S. Nicola ed orecchie ancor più tese alle radio, sprigionanti onde amiche per il Delfino: la Triestina, perdendo 2 – 3 in casa con la Reggiana, raggiunge in C1 Barletta e Reggina, mentre il già promosso Verona concede sul proprio campo alla Salernitana un punto di speranza per l’Ippocampo campano, sempre a braccetto con il Delfino. Il tempo di chiudere i conti sulle possibili combinazioni dell’ultimo turno e la classifica avulsa ed il verdetto è presto fatto: una vittoria “all’Adriatico” contro la già retrocessa Triestina e la salvezza è in porto a Pescara.

A maggior ragione, contro il Boemo un pareggio spaziale nell’astronave di Renzo Piano!

Federico Ferretti