Domenica 6 settembre 1992 inizia il campionato di serie A 1992 – ’93 e per il Pescara il palcoscenico del debutto è subito prestigioso: l’Olimpico di Roma, sponda giallorossa. Smaltita la sbornia per il ritorno nel massimo campionato dopo tre anni di purgatorio cadetto, la società ha deciso di puntare, soprattutto, sull’esperienza per far sì che la quinta volta nell’Olimpo del calcio della storia del Delfino culmini con la salvezza. Galeone, tecnico degli abruzzesi, torna sul luogo del delitto commesso ai danni della Lupa quattro stagioni prima, quando un super Tita, autore di tre goal, fu l’artefice del trionfo biancoazzurro e dello sprofondo giallorosso, conclusosi con l’esonero dell’allora allenatore Liedholm. Sperando di bissare l’impresa, il tecnico napoletano, intanto, ha chiesto ed ottenuto, fondamentalmente, la conservazione della struttura portante dell’esaltante torneo cadetto targato 1991 – ’92. Vengono, comunque, sacrificati tre elementi di spicco come Camplone, Gelsi e Pagano, tutti e tre ceduti al Perugia, in serie C1. Per rimpiazzarli, il presidente Scibilia fa shopping nel Principato di Monaco, acquistando, dal Monaco, il difensore centrale senegalese Mendy ed il terzino destro danese Sivebaek, sorprendentemente fresco campione europeo in carica, per poi richiamare alla base il fantasista Sliskovic, protagonista con il Pescara nel campionato di serie A 1987 – ’88, prelevato dai francesi del Rennes. Novantasei anni in tre non rappresentano esattamente il calciomercato del nuovo che avanza, tant’è che il precampionato si è rivelato infausto per il Delfino, schiaffeggiato a più riprese e buttato fuori già al secondo turno dalla Coppa Italia, quattro giorni prima della sfida contro i giallorossi, dal Bari, squadra di serie B. Anche la Roma ha affrontato in Coppa Italia una compagine di B, il Taranto, rifilandogli addirittura sette goal tra andata e ritorno. Le partite estive hanno tutto sommato visto una squadra in buona salute, che ha cambiato parecchio rispetto alla stagione precedente. Congedato l’allenatore Bianchi, sostituito dal carisma di Boskov, la società ha deciso anche di dare il benservito a due mostri sacri della storia giallorossa a cavallo tra anni ’80 e ’90. Così, ecco il difensore Nela ed il centravanti Voeller ritenuti, ormai, non più da Roma e spediti, rispettivamente, a Napoli ed a Marsiglia. In entrata, proveniente dall’Atalanta, l’estroso, ma dal comportamento controverso, attaccante argentino Caniggia che, nell’idea di calcio spettacolo proposta da Boskov, si affianca a Carnevale ed a Rizzitelli in un tridente offensivo potenzialmente in grado infilzare ogni avversario. E sono proprio loro tre a guidare l’attacco della Lupa, che, priva di Hassler e Piacentini a centrocampo, conta anche su Cervone in porta, Garzya, Carboni, Benedetti ed Aldair in difesa, Bonacina, Mihajlovic e Giannini a centrocampo. Subito in campo i tre neoacquisti del Pescara, che si schiera con Savorani, Sivebaek, Nobile, Dicara, Righetti, Mendy, Ferretti, Allegri, Borgonovo, Sliskovic e Massara.

Per la squadra di Boskov sembra cominciare tutto nel migliore dei modi: 55.000 spettatori che rinunciano al sole settembrino che invita ancora al mare pur di vedere l’esordio casalingo della “Maggica”, che, nel primo quarto d’ora, sembra proiettata ad una facile quanto prevedibile vittoria, facendosi viva dalle parti di Savorani con un tiro fuori di Giannini, liberato da una sponda di petto di Carnevale su cross di Carboni, e con due inzuccate fuori bersaglio di Rizzitelli, dopo due traversoni di Carboni e Mihajlovic, altro acquisto importante del calcio mercato romanista. Ma il fuoco giallorosso si spegne subito e le magagne per Boskov iniziano ad affiorare in modo preoccupante. Il tridente, tanto decantato e anche apprezzato nelle amichevoli estive, si spunta subito, perché Rizzitelli, invece di dimostrare sul campo il soprannome di “Rizzi goal”, scala a fare il terzino, finendo per giocare lontanissimo dalla porta avversaria. A centrocampo, manca l’imprevedibilità di Hassler, non sempre garantita da Mihajlovic, spesso “in conflitto di interessi” con Giannini e pure impossibilitato, dall’attenzione dei difensori pescaresi, che si guardano bene dal commettere falli entro i 25 metri, a liberare il suo micidiale sinistro su punizione. Così, il Pescara, dopo essersi adeguato alla pochezza del gioco romanista e forte della coppia Righetti – Mendy, su cui a turno sbattono tutti gli attaccanti giallorossi, anche per la gioia dei tanti, variopinti, tifosi senegalesi presenti all’Olimpico, prende pure coraggio e, al 25’, sfiora il vantaggio con una sassata appena dentro l’area di Allegri, che riceve palla da un corner di Sliskovic, strigliato da Galeone ad adeguarsi al ritmo della serie A, ben diverso da quello compassato della Ligue 1 transalpina. Unico neo per Galeone e co l’infortunio al ginocchio di Dicara, che, alla prima avventura fuori porta, si scontra con Benedetti e lascia il posto a Palladini, un centrocampista. Alleggerendo la difesa da cinque a quattro, è come se il Gale presuma che osare contro questa Roma non sia poi così sconsiderato…

Anche nel secondo tempo, infatti, la squadra di Boskov non riesce ad andare oltre, in termini di manovra, all’apertura di Carboni o al lancio lungo per Carnevale, confidando nel miracolo che, puntualmente, non si verifica. Giannini si conferma principe nel lancio, meno nella rincorsa all’avversario e così ne risentono i polmoni del povero Bonacina, unico incontrista nello scacchiere tattico capitolino, che, al 61’, perde pure il miglior difensore, Aldair, rilevato da Comi. Nonostante l’uscita del colosso brasiliano, Galeone non si fida, torna sui suoi passi ed ai cinque dietro, togliendo un affaticato Borgonovo ed inserendo Alfieri. Giannini viene fermato da Savorani e Carnevale viene poi anticipato nel tentativo di tap – in. Ma nessuno può immaginare come ai tanti problemi dei giocatori giallorossi di movimento si aggiunga pure quello del portiere, Cervone, che, al 71’, si accartoccia malamente su un tiro senza pretese di Nobile, lasciandosi goffamente infilare. Boskov impreca, assistendo al penoso spettacolo dei suoi, ravvivato solo da qualche guizzo di Salsano, entrato al 65’al posto di un pessimo Caniggia. E Cervone, evidentemente ancora sotto shock per la papera commessa su Nobile, all’85’, sbaglia un’uscita di piede consegnando il pallone a Palladini, che tenta il pallonetto dalla distanza e solo la traversa gli scombina il sogno del goal all’esordio in serie A. Ma non la vittoria finale, giunta dopo le proteste di Giannini per un intervento a suo parere da rigore, inascoltato, però, dall’arbitro Mughetti e dai tifosi giallorossi, che fischiano sonoramente la Roma, che perde pure, dopo 24 anni, l’imbattibilità casalinga all’esordio in campionato.

Mentre Galeone gongola ed il patron Scibilia promette un premio in denaro, da quantificare successivamente, per lo straordinario incipit del torneo, Boskov, alla domanda di Ignazio Scardina per la Domenica Sportiva della RAI “Ma non doveva essere il Pescara ad avere dei problemi?”, ammette candidamente il pessimo gioco espresso dalla sua squadra. Chiaro ed evidente, al pari di “Rigore è quando arbitro fischia”!

Federico Ferretti

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