Domenica 14 marzo 1993 è in programma la 23° giornata del campionato di serie A 1992 – ’93 ed il Pescara è ospite della Fiorentina. Per il Delfino, ultimo in classifica a meno sei dal quint’ultimo posto, da salvare c’è ormai solo la dignità, al tramonto di una stagione che lo ha visto sfortunato protagonista. Eloquenti i numeri biancoazzurri, tra cui spiccano quelli relativi alle nove sconfitte su dieci partite giocate fuori casa ed alla peggior difesa del campionato, perforata, fino a quel momento, ben 48 volte. Gli abruzzesi non vincono da un mese e, reduci da un pareggio ed una sconfitta, vorrebbero tanto riassaporare il piacere di una vittoria in trasferta, che manca dal 6 settembre 1992, prima giornata del torneo, quando Nobile illuse tutti, stendendo la Roma. E la derelitta Fiorentina potrebbe proprio rappresentare la vittima destinata a sancire la rinascita del Delfino, se non altro sul piano dell’orgoglio. I toscani, infatti, si sono resi protagonisti di un campionato a dir poco schizofrenico, condotto da protagonisti fino a gennaio e culminato, probabilmente, il 6 dicembre 1992, con il 2 – 0 del Franchi sull’odiata Juventus. Dopodiché, da secondi in classifica dietro allo stratosferico Milan di Capello e co, ecco la data che spacca drammaticamente il cammino della Viola: 3 gennaio 1993, Fiorentina – Atalanta 0 – 1. Per una combinazione sfortunata di risultati, i gigliati si ritrovano da secondi a sesti in graduatoria e… senza allenatore. Vittorio Cecchi Gori, vice presidente gigliato, figlio del patron Mario, piomba negli spogliatoi e, dopo un aspro alterco con il tecnico Radice, arriva la decisione tumultuosa di esonerare il tecnico lombardo. Motivi extracalcistici, si dirà poi, ma certo da quel momento la squadra, affidata ad Agroppi, piomba nel caos, incamerando appena tre pareggi in otto partite. Ben cinque le sconfitte, che rendono davvero preoccupante la classifica viola, in cui la squinternata banda Agroppi agonizza sul letto ad una piazza dal quart’ultimo posto, che porta all’Inferno della serie B. La difesa toscana non sembra effettivamente essere all’altezza delle primissime posizioni del campionato, ma, dalla cintola in su, la squadra può contare su giocatori del calibro di Effenberg, Laudrup, Batistuta, Orlando e Baiano che, quanto meno, dovrebbero compensare gli errori della retroguardia e che, fino alla partita con l’Atalanta, non solo erano riusciti nell’intento, ma avevano addirittura proiettato la Viola tra le grandi. Ora, però, a Firenze si respira ben altra atmosfera, resa ancor più rovente e cupa dalle dichiarazioni al veleno dei Cecchi Gori, che ritengono che vi sia addirittura un complotto per far sprofondare la società viola tra i cadetti. Nell’opinione della famiglia Cecchi Gori troppi i segnali in tal senso, l’ultimo, divenuto ufficiale proprio alla vigilia della partita contro il Pescara, quello della squalifica del “Franchi” per la successiva gara contro il Cagliari, sanzione giunta a… scoppio ritardato di un petardo in occasione della partita contro la Juventus. Anche Agroppi, ex allenatore del Pescara 1980 – ’81, è in ritardo sul piano della vittoria, e di ben nove giornate, e, sperando che sia arrivata la volta buona, si affida a Mareggini, Carnasciali, Carobbi, Di Mauro, D’Anna, Pioli, Effenberg, Laudrup, Batistuta, Orlando e Baiano. Galeone, allenatore biancoazzurro, propone Marchioro, Sivebaek, Ferretti, Nobile, Dunga, Mendy, Compagno, Ceredi, Borgonovo, Allegri e Massara.

Altro che brillante commedia all’italiana prodotta dai Cecchi Gori, ciak si gira quella che sembra profilarsi come la nona puntata dell’horror movie viola, ove ognuno dei protagonisti in campo sarebbe da oscar all’individualismo infruttuoso. Del brillante gioco di squadra promosso con successo da Radice nessuna traccia, tanto che, in confronto, il malconcio Delfino dà lezione di organizzazione, destreggiandosi spensieratamente. I due grandi ex di turno, Dunga e Borgonovo, combinano bene, ma il tiro del centravanti biancoazzurro, debole e centrale, è ben controllato da Mareggini. Tegola ulteriore in casa viola al 12’: Pioli si becca sul volto una ginocchiata involontaria di Compagno e, sanguinante, è costretto ad abbandonare la contesa, lasciando spazio a Iachini, che va a giocare nel ruolo di libero. Poco dopo, su cross dalla destra di Sivebaek, D’Anna e Iachini vanno maldestramente in rotta di collisione al limite dell’area, Di Mauro fa anche peggio non spazzando subito la minaccia, arriva Compagno che serve Ceredi, Mareggini è ormai fuori causa a terra, ma il mediano abruzzese, invece di calciare, serve Borgonovo in fuorigioco, costringendo l’arbitro Brignoccoli ad annullare il goal. Roba da capocciate negli spigoli per gli imprechi. Al di là dell’evidente impasse della Viola, i tifosi del Delfino sembrano che campionato sarebbe potuto essere quello biancoazzurro se il Pescara avesse sempre giocato come a Firenze. Purtroppo, ci si mette di mezzo pure Brignoccoli, che non punisce con l’espulsione un fallo da ultimo uomo di D’Anna su Borgonovo lanciato a rete. Il difensore centrale della Fiorentina se la cava con un giallo. E’ questo l’ultimo spavento per Agroppi e co, che, pian piano, è come se si ricordassero di essere più forti degli avversari e, soprattutto, di essere in debito da nove giornate con il proprio pubblico. Laudrup, dopo essersi dribblato pure da solo in più di una circostanza, finalmente ci azzecca nel saltare l’uomo e, dalla destra, pennella un pregevole cross per la testa di Baiano, che manda sul fondo di pochissimo. Sempre Baiano dilapida a tu per tu con Marchioro un buon pallone filtrante di Di Mauro. Che è bravo poi a servire Carobbi, sganciatosi sulla fascia sinistra, stoppato in uscita da Marchioro. Il terzino viola dialoga quindi bene con Baiano, ma tira di destro, non il suo piede preferito, calciando sull’esterno della rete.

Nel secondo tempo, dopo due minuti, capitan Effenberg, sparito dopo un tiro scagliato su Marchioro all’inizio della partita e surclassato in più di una circostanza da Allegri nel duello tra rifinitori, riaffiora prepotentemente per affogare il Delfino: destro a giro su punizione dai 20 metri che scavalca una barriera probabilmente mal posizionata, infilandosi alla sinistra di Marchioro. Sotto 1 – 0, è il sempiterno Dunga a chiamare i suoi alla riscossa, impegnando Mareggini con una bella conclusione dalla distanza. Ma, al 9’, su perfetto assist in verticale di Effenberg, Batistuta entra in area, mette a sedere Marchioro, e firma il 2 – 0, oltre al decimo sigillo stagionale. I Cecchi Gori tirano un sospiro di sollievo in tribuna, pur disapprovando i cori dei tifosi viola contro la Nazionale ed il presidente federale Matarrese, a cui viene preannunciata una massiccia presenza di supporter gigliati a Verona, campo neutro della partita contro il Cagliari, nonostante l’ordine di giocare a porte chiuse. Intanto, su angolo di Allegri, Nobile colpisce di testa troppo debolmente per impensierire Mareggini, mentre il Giglio pare rifiorire con Laudrup, che prima trova Marchioro pronto a bloccare in due tempi e poi, con un tacco splendido, serve Batistuta, contrastato irregolarmente da Dunga in area. Rigore per Brignoccoli, ma Baiano mette il sigillo sul proprio pomeriggio infausto, facendosi respingere il penalty dal bravo Marchioro. Tra l’altro, stante l’ingresso anticipato in area di Mendy, il tiro dal dischetto doveva esser fatto ripetere. Ci sarebbe, quindi, un’altra massima punizione, stavolta per il Pescara, ma il pessimo Brignoccoli, sempre a distanza siderale da ogni azione di gioco, addirittura ammonisce per simulazione Bivi – entrato al 62’ al posto di Massara – che, invece, non aveva potuto far altro che cadere dopo essere stato sgambettato dal giovane Vascotto, sostituto di Effenberg dal 73’.

E, alla fine, al nono tentativo, Agroppi incassa il primo successo alla guida della Fiorentina. Ma con tanti ringraziamenti alla sua ex squadra per i numerosi regali ricevuti nel corso dei 90 minuti.

Il flash back su Fiorentina – Pescara 1992 – ’93 chiude un altro anno, il quarto di seguito, de la “Rubrica di Ferro”, dopo il primo, vissuto insieme a “Il Delfino racconta”. Sportivamente, la stagione che si avvia alla conclusione è stata, purtroppo, avara di soddisfazioni per il nostro Delfino, a cui auguro, sin d’ora, una pronta risalita in serie A! Naturalmente, ringrazio la società per la stima e la rinnovata fiducia accordatami nella rievocazione di alcune delle memorie storiche biancoazzurre. Un grazie con la “G” maiuscola va, però, a tutti voi che, più forti di ogni avversità vissuta nel corso di questo sfortunato campionato, non avete mai smesso di volere bene alla nostra rubrica, protagonisti di un’autentica corsa al “Like” sulla pagina Facebook del Pescara! Con la speranza di poter continuare a condividere la nostra passione biancoazzurra, buone vacanze a voi ed ai vostri cari! Arrivederci.

Federico Ferretti

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