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Domenica 2 aprile 1978 è in programma la 25° giornata del campionato di serie A 1977 – ’78 ed il Pescara riceve il Genoa. A sei turni dal termine, il Delfino è sconsolatamente fanalino di coda, a cinque lunghezze dal quart’ultimo posto che vuol dire salvezza, occupato proprio dal Genoa. Con la vittoria che vale due punti, se per i rossoblu fare risultato “all’Adriatico” significherebbe compiere un gran bel passo in avanti per la permanenza in A, ai biancoazzurri non resta che sperare in un autentico miracolo sportivo per rimanere nel massimo campionato. Ad essere realisti, l’unico obiettivo possibile è quello di formalizzare con dignità l’uscita dall’Olimpo del calcio, garantendo fino all’ultimo la regolarità del torneo. La prima serie A della storia pescarese si è, infatti, rivelata infausta. Praticamente nulla ha funzionato nella squadra abruzzese, dalla difesa, la peggiore del campionato con 35 reti al passivo, alla prima linea, capace di andare a segno solo 17 volte (peggio solo il Bologna, con 15 goal realizzati). Cadè, tecnico biancoazzurro, invoca un’impennata d’orgoglio del Delfino, chiedendo manforte a Piloni, Motta, De Biasi, Zucchini, Andreuzza, Galbiati, Grop, Repetto, Orazi, Nobili e Prunecchi. Simoni si affida a Girardi, Ogliari, Silipo, Onofri, Berni, Castronaro, Damiani, Arcoleo, Pruzzo, Ghetti e Basilico.

Le maggiori motivazioni spingono i Grifoni ad impattare meglio sull’economia della gara: Damiani, letteralmente indiavolato, si vede respingere dalla sagoma di Motta una conclusione a colpo sicuro, mentre Pruzzo ingaggia un duello personale con Piloni, che si accende alla mezz’ora, quando il portiere biancoazzurro sfodera un intervento davvero decisivo. Nel computo dei rimpianti dei primi 45 minuti, per Simoni e co, anche due traverse, una con lo zampino di Piloni, l’altra, clamorosa, su punizione dal limite deviata dalla barriera, con il numero uno abruzzese ormai tagliato fuori dai giochi. Al 24’, l’altro guardiano della porta, il genoano Girardi, dà forfait per infortunio e viene sostituito dal dodicesimo, Tarocco, graziato, otto minuti dopo, da Grop, che non sfrutta a dovere l’unica occasione del primo tempo in cui il Delfino fa capolino in avanti. In altre due circostanze, tra il 35’ ed il 37’, si ripropone il duello Pruzzo – Piloni, vinto ancora una volta dall’ottimo portiere biancoazzurro.

E Piloni è davvero sugli scudi al 6’ della ripresa, quando si oppone strepitosamente su una percussione di Damiani, sfortunatissimo poi nel tap – in di testa, che sbatte sulla parte alta della traversa e capitombola fuori, terzo legno rossoblu di giornata. Il Genoa ci prova anche con gli inserimenti dei centrocampisti e da lontano, visto il sovraffollamento dell’area di rigore pescarese, ma è ancora Piloni – rimasto, di fatto, l’unico pescarese a non lasciarsi terrorizzare dal fantasma della serie B – a rintuzzare alla grande in corner ad una fucilata di Castronaro. Pian piano, il Grifone inizia a volare basso, mentre il Delfino prende coraggio, tentando qualche guizzo in contropiede ed andando vicino al goal con Zucchini, fermato da un’uscita tempestiva di Tarocco, ultima emozione della gara.

Il Genoa torna a casa soddisfatto, mentre la retrocessione del Pescara appare sempre più basata su fondamenta ben solide. Fondamenta, sia chiaro, non Piloni..!

Federico Ferretti

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