Storia PESCARA Calcio

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    Gli albori del calcio a Pescara (1910-1940)

    La data ufficiale della nascita Pescara Calcio e’ il 4 luglio del 1936, ma gia’ dal 1920 alcuni giovani di Castellamare, cioe’ la parte della Pescara di oggi a nord dell’omonimo fiume, si divertivano a giocare al calcio ed erano riuniti in un sodalizio chiamato “Edera”. Nello stesso tempo, sulla riva destra del fiume, i giovani appassionati di calcio erano organizzati sotto la bandiera della “Vigor”. Nel 1924 ci sono due squadre ufficiali che difendono i colori di Castellamare e di Pescara, l’Aterno e l’Uursus.

    Nel 1925 il commissario straordinario Paoloni indice il Primo Campionato Abruzzese di qualificazione con un torneo articolato in due gironi (marino e montano). Nel 1926 l’Ursus partecipa al primo campionato abruzzese di seconda divisione, vinto dal Pratola, ma finendo al secondo posto. Nel 1927, sotto la spinta di Gabriele D’Annunzio, grande amante del gioco del calcio e inventore dell’azzurro nazionale oltre ad essere il pioniere della scelta stilistica degli scudetti apposti sulle divise da gioco, si istituisce la nuova provincia di Pescara, fondendo i due centri di Pescara e di Castellamare in un’unica grande Citta’.

    Nello spirito unitario si fondono anche le due societa’ calcistiche che daranno vita alla “Tito Acerbo”, che però non fara’ molta strada, sino a giungere nel 1930 dove viene fondata una nuova societa’ il cui nome sarà  S.S. Abruzzo che appronta una rosa di giocatori tale da formare ben due squadre, Abruzzo A e Abruzzo B e i cui colori per raccogliere l’idea di unione regionale saranno rappresentati dall’azzurro del mare e il bianco della neve montana, seconda maglia Giallo Blu. Nel torneo 1931-32 la squadra partecipa al campionato di Seconda Divisione Regionale che viene vinto dall’Abruzzo B con un gran margine sull’Aquila e sul Gloria Chieti. La squadra era l’espressione autentica del vivaio locale e nel 1932-33 ufficialmente si da’ il nome di A.S. PESCARA. Ma dopo un periodo di apparente entusiasmo e di risultati discreti il sodalizio entra in crisi e nel giro di pochi anni si scioglie.

    Nel 1936, grazie all’interesse di Angelo Vetta e un manipolo di appassionati, la squadra risorse col nome di Associazione Sportiva Pescara. Il nuovo club, ebbe come primo allenatore Edmondo De Amicis ed esordì nel 1937-38 nel girone D di Prima Divisione Abruzzese, ottenendo subito la promozione in Serie C. Nei due anni successivi la squadra disputò due buoni campionati in Serie C, classificandosi ottavo, con alla guida Pietro Piselli, e poi sesto, allenato da Armando Bonino.

    La prima promozione in Serie B (1940-1951)

    Al termine della stagione 1940-41 arrivò per il Pescara la prima promozione in Serie B. La squadra, allenata dal campione del mondo Mario Pizziolo e forte di elementi come Mario Tontodonati (che di lì a poco esordirà in Serie A), vinse il proprio girone totalizzando 44 punti e arrivò seconda nel girone finale dietro alla Fiumana. L’anno successivo la squadra, esordiente in seconda categoria, sfiorò la promozione venendo superato dal Vicenza alle ultime giornate.

    Durante la seconda guerra mondiale la squadra disputò un torneo locale chiamato campionato abruzzese, vincendolo. Alla fine delle ostilità, nella stagione 1945-46, il Pescara fu iscritto ad un campionato misto di A e B diviso in due gironi istituiti secondo criteri geografici. Il Pescara terminò il primo anno al sesto posto nel girone del Sud Italia, poi, dopo un terzo e un ottavo posto, la squadra fu inserita nel girone meridionale della Serie B. A partire dalla stagione 1948-49, il Pescara conobbe un periodo di crisi con due retrocessioni consecutive che lo fecero sprofondare in Promozione.

    Gli anni della Serie C (1950-1970)

    Al termine della stagione 1951-52 i biancazzurri, guidati da Del Grosso, raggiunsero la promozione in IV Serie vincendo il girone L. Per gran parte degli anni cinquanta la squadra, con Umberto De Angelis in panchina, non riuscì a centrare l’obiettivo della promozione in Serie C, sfiorandola durante la stagione 1955-56 (prima stagione in cui la squadra giocò nello Stadio Adriatico, inaugurato il 29 dicembre 1955), perdendo in casa lo spareggio contro la Reggina. La promozione in terza divisione avvenne due anni dopo, al termine della stagione 1957-58. Nel corso degli anni sessanta la compagine adriatica disputò stagioni anonime in serie C (con picchi nella stagione 1962-63, terminata al quarto posto, e la stagione 1967-68 al sesto posto), caratterizzate dall’avvicendamento di vari allenatori alla panchina della squadra.

    Il ritorno in Serie B e l’approdo in Serie A con Armando Caldora (1970-1977)

    Al termine della stagione 1971-72 la compagine adriatica, partita con l’obiettivo della promozione, sprofondò in Serie D. Il Pescara si riscattò ottenendo una doppia promozione: nella 1972-73 la squadra vinse il girone H tornando così in Serie C, mentre nella stagione seguente, sotto la guida di Tom Rosati, il Pescara tornò in Serie B dopo un testa a testa con il Lecce da cui gli adriatici uscirono vincitori, favoriti tra l’altro da un punto di penalizzazione inferto ai salentini che si erano rifiutati di scendere in campo nella partita contro il Marsala per la mancanza dell’arbitro designato.

    Nelle due stagioni successive il Pescara (divenuto società per azioni nel 1974) ottenne due salvezze mentre andavano a formarsi i primi gruppi di tifoseria organizzata. Nella stagione 1976-1977, con alla guida Giancarlo Cadè, chiamato dal nuovo presidente Armando Caldora, il Pescara concluse il campionato al secondo posto con 49 punti, alla pari col Cagliari e con l’Atalanta rendendo quindi necessari gli spareggi per decretare le due promosse: grazie a due pareggi a reti inviolate con Cagliari e Atalanta, il Pescara si classificò secondo nella graduatoria ottenendo così la promozione, la prima in Serie A per il club adriatico.

    Alti e bassi (1977-1982)

    Per la stagione 1977-78 il Pescara, al suo esordio in massima serie, vide un altro cambio ai vertici della società con Attilio Taraborrelli che divenne presidente. Con una formazione in sostanza simile a quella dell’anno precedente e con Giancarlo Cadè alla guida, la squadra retrocesse in Serie B al termine della stagione piazzandosi all’ultimo posto con 17 punti (frutto di 4 vittorie, 9 pareggi e 17 sconfitte con 21 reti segnate e 44 subite), stabilendo tra l’altro alcuni record negativi. Unica soddisfazione fu la vittoria per 2-1 contro l’Inter che veleggiava nelle prime posizioni di classifica.[4]

    Il ritorno in massima serie degli abruzzesi fu immediato: nella stagione 1978-79, che vide un ennesimo cambio alla presidenza con l’arrivo di Gianni Capacchietti, il Pescara, allenato da Antonio Angelillo, raggiunse alla penultima giornata il Monza e lo sconfisse nello spareggio diBologna per 2-0 (con un goal di Pavone al 40′ e un autogoal di Giusto su tiro di Nobili al 61′). Per l’occasione fu forte l’affluenza dei tifosi biancazzurri che giunsero da Pescara in circa 40 000 unità (tuttora una delle trasferte più massicce nella storia del calcio italiano). Il campionato 1979-80 fu però anche in questo caso avaro di soddisfazioni: la squadra rimase infatti tutta la stagione a fondo classifica e a nulla valse l’avvicendamento di Gustavo Giagnoni in panchina per risollevare le sorti del campionato.

    Dopo una stagione in cui la squadra terminò (con Aldo Agroppi in panchina) a ridosso della zona promozione, al sesto posto, il Pescara nellastagione 1981-82 retrocesse in Serie C1 in una stagione caratterizzata dall’avvicendamento di tre allenatori (Saul Malatrasi, Mario Tiddia eGiuseppe Chiappella) alla guida della squadra.

    La riconquista della Serie B (1982-1986)

    All’inizio del campionato 1982-83 il presidente Vincenzo Marinelli (coadiuvato dal general manager Franco Manni, ex direttore sportivodell’Inter), richiamò in panchina Tom Rosati che al termine della stagione riporterà la squadra in Serie B. Rosati rimase sulla panchina del Pescara anche nella stagione 1983-84, mettendo in evidenza giovani attaccanti come Sandro Tovalieri e Stefano Rebonato.

    Nel campionato 1984-1985 fu assunto sulla panchina Enrico Catuzzi, tecnico dalle idee innovative e inventore del gioco a zona praticato con successo negli anni precedenti a Bari; a Pescara arrivano dal Bari elementi importanti richiesti ed avuti proprio da Catuzzi nel suo trascorso in Puglia: Gigi De Rosa, Acerbis e Franco Baldini. Si misero in mostra anche i nuovi giovani Cristiano Bergodi e Andrea Camplone. Si ricordano le gare in Coppa Italia contro il forte Napoli di Maradona, Ciro Ferrara e Daniel Bertoni, vittorioso all’Adriatico per 3 a 0, e la sconfitta casalinga (3-0) contro la temibile Fiorentina di Giancarlo De Sisti, Claudio Gentile, Daniel Passarella, Oriali, Daniele Massaro, Paolo Pulici,Giancarlo Antognoni e Sócrates; il girone di Coppa-Italia da sei squadre lo terminò al quarto posto con 4 punti, frutto della vittoria a Perugia (3-0) e dei pareggi contro Arezzo (1-1) e Casertana (0-0).

    In campionato la squadra gioca coi nuovi schemi a “zona” di Catuzzi. Il Pescara vince le prime 3 gare casalinghe: all’esordio dinanzi al proprio pubblico, il Pescara batte 2-1 la Triestina per poi vincere 2-0 contro l’Empoli di Sebastiano Rossi e Walter Mazzarri, e 3-0 contro il Varese di Angelo Orlando. I “delfini abruzzesi” sconfiggono anche 2-0 il Cagliari di Renzo Ulivieri, Julio César Uribe e Marco Branca, vincono 3-0 contro il Parma diNicola Berti e Gabriele Pin, e battono il Monza col largo risultato di 4-0.

    Il Pescara chiude la stagione allo Stadio Adriatico regalando ai propri tifosi la bella vittoria contro il forte Genoa di Tarcisio Burgnich, Stefano Eranioed Elói, battendo i “grifoni” 3-0 con reti di Giorgio Roselli, De Martino e Gigi De Rosa. La squadra concluse il campionato al settimo posto in classifica esprimendo ottimo gioco e molte vittorie. Il Pescara in casa si rivela una garanzia, ottenendo il record di 33 gol fatti e la seconda miglior difesa con soli 8 gol subiti; perse una sola volta contro il Campobasso.

    Nella stagione successiva, sempre con Catuzzi alla guida, arrivarono Onofrio Loseto, Rebonato, Pagano, Carrera, Gasperini e Bosco. La squadra iniziò la nuova stagione ottenendo un pareggio (0-0) nella la gara di Coppa-Italia affrontando nuovamente il Napoli spinto da Maradona, Bruno Giordano e Salvatore Bagni. In campionato si parte con buoni propositi, infatti i biancazzurri all’esordio sconfiggono 2-1 il Bologna per poi dare seguito ad alti e bassi; si ricordano le vittorie più significative contro squadre blasonate come Genoa (3-0) e Lazio (2-0).

    Memorabile in quell’annata il gol da record segnato di testa da quasi centrocampo da Gigi De Rosa nell’acceso derby contro la Sambenedettese vinto per 1-0, proprio nell’ultimo minuto di recupero.

    Stagione, travagliata per lo scandalo del calcio-scommesse in cui venne coinvolto e successivamente radiato il portiere biancazzurro Maurizio Rossi, la squadra non riuscì a ripetere la positiva stagione precedente e, seppur mostrando un calcio piacevole, al termine della stagione 1985-86 retrocesse all’ultima giornata perdendo la gara interna contro la Triestina (1-2), che fino alla fine del campionato era rimasta in lotta per la promozione.[5] Nel biennio di Catuzzi i giocatori simbolo di quel Pescara erano Giorgio Roselli, Luigi De Rosa e Acerbis.

    La promozione in Serie A con Galeone (1986-1988)

    Nell’estate del 1986, a causa della radiazione per fallimento del Palermo, la squadra fu ripescata in Serie B. Al posto di Catuzzi fu assunto Giovanni Galeone, allenatore emergente proveniente dalla SPAL. La squadra, allestita per affrontare la Serie C1 si trova, contro tutti i pronostici, a giocare un campionato di vertice pur avendo una rosa non molto ampia e piuttosto giovane. Il modulo adottato da Galeone è un 4-3-3 a zona. Il Pescara di Galeone sorprese tutto il calcio italiano, per qualità di gioco offensivo e divertente, basato sull’innovatività, aggiudicandosi il soprannome “calcio-champagne”. Durante la stagione la squadra agguanta tante vittorie, da ricordare quelle contro Cagliari (3-2), Genoa (2-1), Taranto (3-0), Vicenza (3-1 in trasferta e 2-0 in casa), Cremonese (2-0), Parma (2-1 in trasferta), Pisa (3-1) e Bologna (1-0 sia in casa che in trasferta).

    Il 21 giugno 1987 il Pescara conquistò la serie A classificandosi al primo posto alla pari con il Pisa. La formazione che conquistò la massima serie, sconfiggendo in un gremitoStadio Adriatico il Parma di Arrigo Sacchi era così composta: Gatta, Benini, Camplone, Bosco, Bergodi, Dicara, Pagano, Gasperini, Rebonato, Marchegiani, De Rosa. La squadra ottenne anche il maggior numero di vittorie di tutta la Serie B ed il miglior attacco della categoria con 43 reti realizzate. Il centravanti Rebonato diventerà capocannoniere del campionato di Serie B 1986-1987 con 21 gol di cui nessuno realizzato su rigore. Altri calciatori utilizzati in quella stagione erano Gianluca Gaudenzi, Primo Berlinghieri, Onofrio Loseto, Luigi Ciarlantini e Luigi Marchionne.

    L’inizio del campionato 1987-88 vedrà l’ingresso in società dell’imprenditore Pietro Scibilia, patron dell’industria alimentare Gis già partner pubblicitario del Pescara e sponsor della squadra ciclistica GIS-TUC-LU guidata da Francesco Moser. Dopo la cessione alla Fiorentina del centravanti goleador Rebonato, il Pescara prenderà Nicola Zanone per sostituirlo; lasciò il Pescara anche la mezza punta Gigi De Rosapassato al Cosenza e fu ingaggiato il talentuoso ed esperto centrocampista brasiliano Júnior dal Torino. Come mezzala sinistra la società, guidata da Scibilia prenderà il geniale anche se un po’ discontinuo Blaž Slišković. Inizialmente sembrò che Gasperini fosse destinato a lasciare la maglia bianco azzurra perché chiuso dalla presenza del giocatore slavo ma, a causa di un infortunio che terrà Zanone lontano dai campi per parecchio tempo, Galeone sarà costretto a ridisegnare l’assetto tattico della squadra spostando la mezzala Slišković nel ruolo di centravanti e reinserendo Gasperini, che nel frattempo ha ceduto la fascia da capitano a Júnior, nel suo ruolo di mezz’ala sinistra. Al termine della stagione la squadra si salvò grazie alla riduzione del numero delle squadre che sarebbero retrocesse e alla penalizzazione dell’Empoli, partito da -5.

    Nella stagione successiva la squadra acquisterà altri due calciatori brasiliani: il centravanti Edmar e la mezza punta Tita e lascerà andare Slišković. Il Pescara raggiungerà anche il centro classifica alla fine del girone di andata, retrocedendo dopo un girone di ritorno nel quale riuscì a vincere per 3 a 1 solo la prima giornata in casa della Roma mentre pareggiò e perse le restanti partite. Durante questi due anni nella squadra militarono alcuni volti noti. Oltre ai già citati brasiliani Júnior, Edmare Tita, e Blaž Slišković vi furono anche i difensori Romano Galvani, Roberto Bruno, il centrocampista Paolo Miano e il portiere Giuseppe Zinetti. ( In questa stagione la foto di riferimento in alto con Junior Maradona in un Pescara Napoli molto combattuto, ricordiamo ad esempio l’episodio con alcuni punti di sutura per Maradona in un contrasto con Gasperini, anche se  l’incontro terminò a reti inviolate)

    Il lento declino (1988-2001)

    Dopo due stagioni, il Pescara tornò in Serie A con Galeone in panchina al termine del campionato 1991-1992, classificandosi secondo dietro al Brescia. La squadra retrocederà al termine della stagione. L’ultima vittoria fu il 5-1 sulla Juventus alla penultima giornata del campionato.

     Negli anni successivi il Pescara disputò alcune stagioni in Serie B: nella stagione successiva alla retrocessione, con Giorgio Rumignani in panchina, la squadra, penalizzata di 3 punti per illecito sportivo relativo a due stagioni prima, si salvò dalla retrocessione. Con Francesco Oddo, in panchina tra il 1994 e il 1996 salvo un breve periodo con Luigi Maifredi la squadra si salvò il primo anno, mentre nel secondo anno si classificò a metà tabellone dopo aver concluso il girone di andata in vetta alla classifica. Dopo un periodo interlocutorio che vide prima Delio Rossi e poi Adriano Buffoni, nella stagione 1998-99 la squadra, guidata inizialmente da Giorgini poi da Luigi De Canio, sfiorò la promozione perdendola definitivamente all’ultima giornata a causa delle vittorie di Reggina e Lecce , rispettivamente contro Torino, già promosso , e Chievo , già salvo . Dopo una stagione conclusa al tredicesimo posto, il campionato 2000-01 si rivelò disastroso per la squadra che al termine della stagione retrocederà nonostante l’avvicendamento di quattro allenatori (Delio Rossi, Giovanni Galeone,Tarcisio Burgnich e di nuovo Delio Rossi). Da segnalare, durante questo periodo, l’affermazione di alcuni giovani provenienti dal vivaio come Mauro Esposito, Massimo Margiotta e Morgan De Sanctis.

    Gli anni (2001-2007)

    Ritrovatasi dopo diciotto anni in terza divisione, per la stagione 2001-02 la squadra fu rifondata con elementi provenienti dalla Serie C1 ed affidata al fratello del direttore sportivo della squadra, Ivo Iaconi. Tali scelte della dirigenza suscitarono il malcontento della tifoseria che chiese a gran voce le dimissioni dello staff tecnico e dirigenziale. Nonostante la contestazione la squadra in campionato si trovò subito nei piani alti della classifica, qualificandosi infine per i play-off all’ultima giornata, battendo il Giulianova per 2-0. Tuttavia gli spareggi non saranno favorevoli al Pescara che fu eliminato dal Catania in semifinale dopo aver perso la partita di ritorno a causa di un clamoroso errore da parte del direttore di gara Bergonzi, che convalidò il goal-vittoria del Catania nonostante un evidente fuorigioco del marcatore Cicconi. Nella stagione successiva, con una formazione rinnovata, la squadra concluse al primo posto con 69 punti ex aequo con Avellino ma dovette disputare i play-off per classifica avulsa (scontri diretti: 1-0 ad Avellino e 1-2 a Pescara), vincendoli contro il Martina dopo aver eliminato in semifinale la Sambenedettese.

    Tornato in Serie B, nella stagione 2003-2004 il Pescara disputò un buon girone di andata, ma un calo di rendimento nel girone di ritorno (favorito anche dagli infortuni dei titolari Saul Santarelli e Carlo Luisi) portando alla retrocessione in Serie C1 nonostante i 21 goal di Emanuele Calaiò e l’avvicendamento in panchina di Cetteo Di Mascio al posto di Ivo Iaconi. Nell’estate del 2004 il gruppo Scibilia-Oliveri passò la proprietà della squadra all’imprenditore Dante Paterna con cui iniziò un lungo periodo di crisi, nonostante il quale la società fu ripescata in Serie B a causa della mancata iscrizione del Napoli e dell’Ancona. La squadra, affidata a Giovanni Simonelli, allora esordiente in Serie B, il primo anno venne ripescata dopo aver concluso il campionato al terzultimo posto, mentre il campionato successivo lo concluse a centro classifica (con Maurizio Sarri in panchina).

    La stagione 2006-2007 fu molto travagliata sia a livello societario che tecnico. La squadra parte male con Ballardini alla guida perdendo le prime 3 gare di campionato a cui fanno seguito 2 pareggi e un’altra sconfitta a Modena che costa la panchina al tecnico che viene esonerato dopo appena 6 giornate e un magro bottino di 2 punti. Al suo posto subentra Aldo Ammazzalorso ma la musica non cambia, in quanto i biancazzurri non riescono a conquistare nemmeno una vittoria e collezionano in 9 gare solo 3 pareggi e 6 sconfitte, tra cui il ko interno contro il Rimini (0-5).

    Al posto di Ammazzalorso arriva sulla panchina pescarese Luigi De Rosa, ex glorioso centrocampista biancazzurro della storica promozione in A del Pescara “champagne” diGaleone, che guiderà il Pescara per tutto il girone di ritorno. All’esordio casalingo il Pescara di De Rosa batte 2-1 il forte Lecce di Papadopulo, Osvaldo, Valdés e Tiribocchi, in corsa per la Serie A. Segue la bella vittoria per 2-1 in trasferta a Bari, dove i biancazzurri rimontarono 2 gol grazie alla doppietta di Daniele Vantaggiato, e la gara vinta in casa contro il Cesena di Lazzari e Papa Waigo che navigava nelle zone alte della classifica. La squadra con De Rosa cambia pelle e conquista subito 10 punti in 4 partite, una media da promozione, risollevandosi subito in classifica balzando dall’ultimo posto alla zona play-out. La tifoseria inizia a sperare nella salvezza. Seguirono, poi, alti e bassi tra risultati positivi e sconfitte.

    Contemporaneamente ci fu l’avvicendamento ai vertici della società del nuovo presidente Angelo Renzetti al posto di Dante Paterna, che durò però poco tempo, infatti la società viene ridata nelle mani di Paterna per poi essere acquistata da Massimiliano Pincione. In 2 mesi ci furono 4 presidenti. I problemi societari, portati avanti per tutto il girone di ritorno, si fanno sempre più gravi tanto da prospettarsi il fallimento e influiscono negativamente sulla squadra. La squadra dopo un buon periodo di ripresa retrocesse all’ultimo posto con 24 punti.

    Dal Pescara al “Delfino Pescara 1936”: fallimento e rifondazione (2007-2009)

    Il 5 ottobre 2007 la società, in ormai carenti condizione economiche (era stata penalizzata di un punto a causa di un ritardo nel pagamento dei versamenti IRPEF), procedette ad una ricapitalizzazione, aperta anche a soggetti esterni, mediante cui la proprietà venne trasferita all’imprenditore immobiliare Gerardo Soglia che, dopo una stagione in cui il club concluse al settimo posto, rassegnò le proprie dimissioni il 9 ottobre 2008, mettendo in vendita la società.

    La squadra passò dapprima alla CIT Travel, quindi alla società anonima svizzera Eurocat SA. Dopo una serie di manifestazioni dei tifosi contro la società inadempiente, il Pescara è ancora in vendita, ma il 19 dicembre 2008 a causa di pesanti debiti societari la società Pescara Calcio S.p.A. è stata dichiarata fallita dal tribunale civile cittadino. In seguito, dopo l’affidamento al curatore fallimentare Dott. Saverio Mancinelli, sarà egli stesso a fissare per il 20 gennaio 2009 presso il medesimo Tribunale Civile una base d’asta di vendita aziendale di 600.000 euro per l’acquisizione del club.

    Ed in quella sede, tra l’entusiasmo di una foltissima rappresentanza della tifoseria organizzata (il cui ruolo si è rivelato determinante nell’opera di ricostruzione), aggiudicataria dell’asta si rivela essere la Delfino Pescara 1936. Il nuovo sodalizio, tutto pescarese, è presieduto da Deborah Caldora, figlia dell’ex presidente della prima Serie A e dall’industriale dell’omonima pasta Giuseppe De Cecco. Dopo l’esonero di Giuseppe Galderisi al culmine di una perdurante crisi tecnica, la guida della squadra è affidata adAntonello Cuccureddu. L’ex bandiera della Juventus riuscirà a condurre il Delfino biancazzurro alla salvezza.

    Anni recenti – Il ritorno in Serie B (2009-2010)

    L’obiettivo per la neonata società pescarese per la stagione 2009-2010 è il ritorno in serie B. I risultati iniziali portano gli abruzzesi nelle primissime posizioni. Alla decima giornata il Pescara e il Verona (partito con lo stesso prestigioso obiettivo), si ritrovano al primo posto in classifica, inseguite dal Portogruaro. Le tre squadre si inseguono per tutto il campionato, ma nessuna riesce a piazzare l’allungo decisivo. I veronesi vincono il girone di andata e ad un certo punto si ritrovarono con ben sette punti di vantaggio, che però poi furono tutti sciupati a causa di un calo di prestazioni. Gli abruzzesi invece stentano nella prima metà di campionato ma da gennaio la sostituzione diCuccureddu con Eusebio Di Francesco restituisce nuova linfa alla squadra riportandola a ridosso della vetta della classifica.

    A sorpresa, fra queste due squadre a trionfare è l’outsider Portogruaro, con una vittoria all’ultima giornata sul Verona, venendo direttamente promosso in B. Pescara (secondo) e Verona (terzo) finiscono alle semifinali play-off: da un lato il Verona elimina con facilità il Rimini, nell’altra semifinale i biancazzurri eliminano la Reggiana con uno 0-0 nel match di Reggio Emilia ed un 2-0 allo Stadio Adriatico. Nella finale di ritorno a Pescara, dopo un 2-2 nella gara di andata al Bentegodi di Verona, sono i padroni di casa a imporsi con una rete di Ganci e a poter così festeggiare la promozione, mentre gli scaligeri sono costretti a disputare amaramente un quarto campionato di fila in Lega Pro. La stagione del ritorno in serie B è caratterizzata da un inizio difficoltoso con 3 soli punti ottenuti nelle prime 5 gare.

    Successivamente la squadra offre ottime prestazioni in casa alternate ad altre meno convincenti in trasferta ma vede la squadra abruzzese conquistare la salvezza dopo aver lottato per lunghi tratti per un posto ai play-off, sempre sotto la guida di mister Eusebio Di Francesco.

    Zeman e la promozione in Serie A dopo 20 anni (2012)

    Per la stagione 2011-2012, visto il passaggio al Lecce di mister Di Francesco, la guida della squadra viene affidata a Zdeněk Zeman, fortemente voluto dal presidente Giuseppe De Cecco. La prima di campionato vede i biancazzurri ospiti di un Verona voglioso di riscattare quanto successo due anni prima ai play-off che hanno sancito il ritorno in cadetteria degli abruzzesi, ma per la prima volta nella sua storia il Pescara vince al Bentegodi. Nella prima parte di stagione la squadra veleggia stabilmente nelle prime quattro posizioni della classifica. Dal 28 novembre 2011 viene nominato presidente Daniele Sebastiani al posto di De Cecco, a causa di attriti nati in società. Il Pescara subisce un brusco calo a metà del girone di ritorno, totalizzando 1 punto tra la 10ª e la 14ª giornata: questo periodo di flessione è segnato anche da due lutti, quello del preparatore dei portieriFrancesco Mancini e quello del calciatore Morosini, giocatore del Livorno deceduto sul terreno dell’Adriatico durante la partita tra biancazzurri e labronici. Il Pescara trova la svolta nella partita col Padova vincendo 6 a 0 in trasferta, e comincia una vera e propria marcia trionfale che lo porterà il 20 maggio, a seguito della vittoria per 1-3 allo Stadio Luigi Ferraris di Genova contro la Sampdoria, a festeggiare il ritorno in Serie A dopo 19 anni, con una giornata di anticipo.[11]facendo esplodere in festa una città intera e i suoi tifosi.[12] Nell’ultima giornata, giocata davanti a uno Stadio Adriatico gremito in ogni ordine di posto, gli abruzzesi sono premiati con la Coppa Ali della Vittoria, destinata alla squadra vincitrice del torneo cadetto: la vittoria contro la Nocerina per 1-0 ed il pareggio per 0-0 del Torino, contro l’AlbinoLeffe sanciscono l’arrivo a pari punti (83) delle due squadre, tuttavia è il Pescara a classificarsi al primo posto in classifica grazie alla differenza reti (+35 dei biancazzurri a fronte del +29 dei granata) essendoci parità in classifica avulsa (4-2 a Torino e 2-0 a Pescara; in questa classifica non si fa differenza tra gol segnati in casa e in trasferta). In questo campionato la squadra è riuscita a segnare l’incredibile somma di 90 gol in 42 partite (più di 2 a incontro), a sole 5 reti dal record assoluto, appartenente alla Spal e risalente al campionato 1949-50. Il tridente d’attacco titolare, formato da Ciro Immobile (capocannoniere con 28 gol), Lorenzo Insigne (18) e il capitano Marco Sansovini (16) risulta essere uno dei più prolifici di sempre in Serie Bcon ben 57 reti totali. Anche le reti subite non sono poche, ben 55. La differenza reti (+35) è comunque la migliore del campionato cadetto appena trascorso.

    L’anno successivo il club biancazzurro si affida a Giovanni Stroppa, allenatore emergente reduce da un buon campionato in Lega Pro Prima Divisione con il Südtirol. Danno l’addio alla squadra i maggiori artefici della promozione in Serie A, tra cui Ciro Immobile, Lorenzo Insigne, il capitano Marco Sansovini e Marco Verratti. Il girone d’andata, nonostante le dimissioni di Stroppa, sostituito con Cristiano Bergodi, è comunque positivo: dopo 19 partite il Pescara si trova appaiato a Torino e Sampdoria, le altre due neopromosse, a quota 20 punti, al quindicesimo posto. Nel girone di ritorno, complici i tanti infortuni e un mercato invernale decisamente sfortunato, la squadra accusa una gravissima crisi. Anche l’esonero di Bergodi, al posto del quale viene promosso ad allenare la prima squadra il tecnico della Primavera Cristian Bucchi, non riesce a dare la scossa sperata. Il 5 maggio 2013, nello stesso stadio che l’anno prima aveva sancito la promozione in Serie A (ma contro la Sampdoria), gli abruzzesi perdono per 4-1 contro il Genoa e retrocedono matematicamente in Serie B con quattro giornate di anticipo. Il Pescara torna quindi nella serie cadetta.

    Anni recenti

    Nella stagione del ritorno in Serie B viene ingaggiato il tecnico marsalese Pasquale Marino. Il girone d’andata è concluso al terzo posto, alle spalle di Palermo ed Empoli. Tra dicembre e gennaio, però, la squadra perde sei partite consecutive e sprofonda addirittura fuori dalla zona play-off. La squadra, affidata a Serse Cosmi, prosegue in una lenta discesa chiudendo il campionato al quindicesimo posto finale. L’anno successivo i biancazzurri sono allenati da Marco Baroni. Il 16 maggio 2015, alla quarantunesima e penultima giornata, la sconfitta contro il già retrocesso Varese costa la panchina a Baroni. La squadra, nona in classifica a due punti dagli spareggi promozione, viene affidata al tecnico della Primavera Massimo Oddo, che eredita la panchina che fu anche del padre Francesco negli anni novanta. Si tratta del primo caso nella storia del calcio professionistico italiano in cui padre e figlio abbiano allenato la stessa squadra. La vittoria contro il Livorno consente di concludere il campionato in settima posizione e centrare una insperata qualificazione ai play-off. Il Pescara elimina dapprima il Perugia nel turno preliminare, passando alla fase successiva. Nelle semifinali contro il Vicenza i biancoazzurri si impongono per 1-0 all’Adriatico e pareggiano per 2-2 al Menti, giungendo alla doppia finale contro il Bologna, conclusa con due pareggi (0-0 e 1-1), ma sono i felsinei ad andare in Serie A per il miglior piazzamento in classifica.

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