Domenica 18 dicembre 1988 è in programma la decima giornata del campionato di serie A 1988 – ’89 ed il Pescara è impegnato a Roma contro la Lazio. Il Delfino non vince da tre giornate (due sconfitte ed un pareggio), ma Galeone, tecnico bianco azzurro, può comunque essere soddisfatto del comportamento della sua squadra, la cui classifica è assolutamente in linea con l’obiettivo salvezza, considerata anche la difficoltà del calendario, che ha già posto sulla corsa degli abruzzesi ostacoli del calibro di Roma, Milan, Napoli, Inter e Fiorentina. Bisogna, però, registrare la difesa, la peggiore del torneo con ben sedici reti subite. Là dove, invece, le Aquile, tornate a volare nel massimo campionato dopo un’ingabbiatura triennale tra i cadetti, osano sicure, con appena sei reti incassate (meglio di loro solo la capolista Inter) ed un punto in più del Delfino in classifica. Una Lazio che ha vinto solo una partita in campionato fino a quel momento, decisa a riscattare due settimane negative coincise con altrettante sconfitte ed ansiosa di sbloccarsi in attacco, dove mancano, soprattutto, i goal di Ruben Sosa, l’acquisto più importante del calcio mercato estivo. Tutti si attendono molto dall’uruguaiano, che fino a quel momento, però, ha segnato solo nelle amichevoli e con la nazionale. Materazzi, allenatore laziale, manda in campo Martina, Icardi, Beruatto, Pin, Gregucci, Marino, Dezotti, Acerbis, Di Canio, Muro e Sosa. Galeone risponde con Zinetti, Camplone, Bergodi, Dicara, Junior, Ciarlantini, Pagano, Marchegiani, Miano, Gasperini ed Edmar.

Osservando le ultime uscite della squadra di Materazzi, traspare come la Lazio tenda a partire molto forte per poi calare vistosamente e pericolosamente alla distanza e l’inizio a gran ritmo si conferma anche nella gara contro il Pescara. Dopo soli cinque minuti, infatti, la barriera pescarese devia una punizione di Sosa dal limite dell’area, sul rimpallo si avventano in ben tre laziali, Dezotti, Icardi e Gregucci, ed è proprio quest’ultimo a mettere di testa alle spalle di Zinetti. Inutili le proteste abruzzesi per un presunto, triplice, fuorigioco, che l’arbitro Sguizzato non ravvisa, interpretando la svirgolata in barriera come una rimessa in gioco a favore dei padroni di casa. Che continuano a gran ritmo, sballottando nella propria metà campo il Galeone pescarese, vicino più volte all’affondamento. Junior, 34 anni e non sentirli, prova a tenere alto il baricentro dei suoi, ma non è facile allentare il pressing forsennato degli uomini di Materazzi. Procurarsi qualche calcio piazzato per far rifiatare e salire la squadra è utilissimo in queste situazioni ed è proprio lo stesso Junior ad impensierire Martina con una punizione dalla distanza ottimamente calciata sopra la barriera, prima che Camplone, sugli sviluppi della stessa azione, mandi fuori di poco in diagonale. Ma è davvero l’unica apprensione per i tifosi di casa che, al 25’, assaporano la gioia della prima rete in serie A di Ruben Sosa, capace di saltare in dribbling tre avversari per poi, appena entrato in area, vedersi scippata la palla da Dezotti, che prende il palo. Purtroppo per il Delfino, però, la maledizione del Sosa goal, durata nove turni, si interrompe cinque minuti dopo, quando l’attaccante uruguaiano riceve da Pin sulla sinistra e dai 25 metri fionda un mancino devastante, sul quale Zinetti neanche si butta.

Strigliata negli spogliatoi e correzioni obbligatorie sul campo per Galeone ad inizio secondo tempo: subito dentro Tita, un fantasista, al posto di Di Cara, un difensore, arretramento di Miano a centrocampo e zona pura. Il Pescara, quasi d’incanto, migliora e sfiora il pareggio con Junior, che manca di poco il bersaglio in diagonale, servito in profondità da Camplone sulla destra dell’area. Poi, su un prezioso cross dalla destra di Acerbis, è Dezotti che, confermando tutte le sue difficoltà nel trovare la posizione giusta nello scacchiere laziale, manca maldestramente l’aggancio per il 3 – 0, tra l’ilarità e l’ira funesta del proprio pubblico. Le Aquile, però, iniziano a volare basso, il Delfino capisce che è iniziato il consueto calo di intensità degli avversari e che è giunto il momento giusto per colpire: minuto 54, Edmar scende sulla sinistra e va al tiro mancino, Martina respinge male proprio sui piedi di Tita che, aiutato anche da un rimpallo su Beruatto, forse con un mezzo braccio, sigla il 2 – 1, tra le proteste laziali. Materazzi, nel tentativo di interrompere una proiezione già vista, toglie Dezotti ed inserisce Rizzolo, per ravvivare l’attacco, ma è la difesa che si rivela sconocchiata, al pari dell’Olimpico, in ristrutturazione per i Mondiali di Italia ’90. E, infatti, dopo altri dieci minuti, su una punizione spiovente in area di Junior, la retroguardia laziale dormi sogni tranquilli e Tita, di testa, le suona la sveglia, pareggiando la contesa. Le Aquile si appollaiano ed il Delfino potrebbe addirittura sbranarle su un’azione incredibilmente analoga a quella del 2 – 2, con Junior disegnatore di una nuova parabola tesa ad intercettare la testa di Tita che, però, sfiora solo la sfera, oltre alla tripletta personale. Una vittoria che sembra davvero scontata quando, al 73’, Sguizzato caccia Gregucci per doppia ammonizione e che la premiata ditta brasiliana Junior – Tita sfiora ancora nel finale: calcio d’angolo di Leo, mischia in area e rigore in movimento spedito sul fondo di pochissimo dal fantasista pescarese.

Un Galeone inaspettatamente tornato a galla e ad un passo dal rientro trionfale sulle rive dell’Adriatico…

Federico Ferretti

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