Il simbolo di “Ciuffo” appartiene unicamente al Pescara Calcio e alla tifoseria biancazzurra, non ai singoli individui che hanno avuto il privilegio temporaneo di vestirne i panni. Nel calcio professionistico, l’identità di chi interpreta la mascotte rimane rigorosamente anonima, proprio per preservare la magia e l’universalità del personaggio. Quanto accaduto rappresenta un’anomalia ingiustificabile, legata a personalismi che nulla hanno a che fare con lo spirito del ruolo.
È doveroso precisare che l’interruzione del rapporto con chi vestiva i panni della mascotte non è scaturita da una scelta dei diretti interessati, ma è dipesa esclusivamente da una ferma decisione del club, resasi inevitabile per quanto già espresso.
La società stigmatizza con forza il tentativo di strumentalizzare pubblicamente le vicende interne. I fatti e i presunti “episodi gravissimi” a cui il loro post fa riferimento erano già stati ampiamente chiariti nella sede sociale il giorno stesso in cui, poi, è stata comunicata loro la fine della collaborazione.
Risulta evidente come la volontà di sollevare nuovamente un caso superato risponda solo al desiderio di cercare visibilità personale, costruendo una narrazione vittimistica per gettare discredito sulla società.
La mascotte è un patrimonio esclusivo del club, un simbolo di gioia destinato ai bambini e alla comunità dei tifosi. Per questo richiede un servizio condotto all’ombra dell’anonimato, con umiltà e spirito di appartenenza, lontano da manie di protagonismo. La figura di Ciuffo continuerà a vivere sul prato verde, restituita alla sua naturale dimensione di festa e mistero, senza che alcuno possa arrogarsi il diritto di ritenersi imprescindibile.
La nostra Academy che ha ideato, seguito e gestito la Mascotte ha sempre previsto un rimborso per chi ha vestito i suoi panni: passione sì, ma nel corso degli anni anche un lavoro.

