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Domenica 14 dicembre 1975 si gioca la dodicesima giornata del campionato di serie B 1975 – ’76 ed il Pescara va a far visita alla Ternana. Più di qualcuno in riva all’Adriatico storce il naso per quel tredicesimo posto del Delfino, in compagnia di Spal e Sambenedettese, e per quella miseria di appena cinque reti segnate certificanti il peggior attacco del torneo al pari di Sambenedettese e Catania.

Così, anche un mito come Tom Rosati, tecnico dei biancoazzurri, sa di non essere più intoccabile e di doversi pertanto riconquistare appieno la fiducia dell’ambiente pescarese ritrovando gioco e continuità di risultati, dopo un pareggio ed una sconfitta nelle due gare precedenti la trasferta di Terni, uniti ad un digiuno di goal lungo 180 minuti. In terra umbra, il mister marchigiano mette in campo Piloni, De Marchi, Motta, Rosati, Andreuzza, Di Somma, Daolio, Repetto, Mutti, Nobili e Prunecchi. Aria pesante quella che si respira a Terni. No, l’inquinamento atmosferico prodotto dalle acciaierie non c’entra, piuttosto è il terz’ultimo posto in classifica, condiviso con Piacenza e Catania, ad agitare l’universo rossoverde, che da due settimane ruota intorno al terzo allenatore di stagione e che proprio nella giornata che lo oppone al Pescara festeggia il suo cinquantesimo compleanno.

Se non altro, l’arrivo dell’ex commissario tecnico azzurro Fabbri, dopo le sfortunate esperienze di Galbiati ed Andreani, protagonista di un pareggio e di una vittoria, ha riportato un po’ di serenità tra le Fere. Addirittura, qualche addetto ai lavori, contagiato dal felice incipit dell’allenatore romagnolo, ha pronosticato un’esplosiva inversione di tendenza, azzardando una Ternana proiettata verso la zona promozione, dimenticandosi però di un piccolo particolare: gli umbri detengono la peggior difesa dei cadetti, già bucati tredici volte, al pari di Reggiana, Piacenza e Brindisi. Sotto questo aspetto le polveri bagnate degli abruzzesi potrebbero dare una mano a Fabbri, che schiera Nardin, Rosa, Ferrari, Platto, Cattaneo, Moro, Bagnato, Valà, Zanolla, Crivelli e Crispino.

Fa subito la partita la squadra di Fabbri, propositiva e coraggiosa nell’imitare quel calcio totale consacratosi in Europa dopo le prodezze dell’Olanda campione del mondo nel 1974, trascinata dal fuoriclasse Cruijff. Così, balzano agli occhi gli sganciamenti dei terzini e l’intraprendenza dei difensori che si propongono in attacco, tanto che Rosa e Cattaneo costringono Piloni agli straordinari rispettivamente con un missile ed un colpo di testa sferrati da due passi. Crivelli e Valà dominano a centrocampo e fanno di tutto per sostenere Zanolla in prima linea, senza però riuscire a concretizzare sotto porta.

“Francamente me ne infischio” sembra rispondere Rosati alle pregevoli pennellate di calcio offerte dagli uomini di Fabbri. Tom infatti non va tanto per il sottile, opponendo il suo catenaccio totale. Ostruzionismo ad oltranza per portare a casa un punto, a tutti i costi e con tutti i mezzi a disposizione. Anche con le cattive maniere, su cui l’arbitro Celli in varie circostanze si dimostra magnanimo a chiudere più di un occhio… Ai propri occhi non sembrano credere invece i tifosi biancoazzurri quando Mutti, sfruttando alla mezz’ora della ripresa l’unica vera occasione in cui il Delfino fa capolino nella metà campo rossoverde, in contropiede penetra in area e fa secco Nardin con una conclusione imparabile.

Andreuzza si abbarbica su Zanolla, Repetto e Daolio paiono di infiniti polmoni nel distruggere le trame avversarie ed anche Nobili abbandona il governo del centrocampo per darsi alla lotta. Pure Rosati junior, fratello di Tom, si prodiga strenuamente nell’arginare la veemenza delle Fere, ma finisce per rimetterci una gamba, vittima di una distorsione al 77’ e costretto a lasciare la scena a Santucci. La Ternana sembra calare di intensità, anche perché Crivelli e Valà, mattatori del primo tempo, perdono intensità nelle proiezioni offensive. Ci sarebbero dunque le condizioni ideali per raddoppiare il bottino di un punto, evidentemente programmato da Tom e co, ma, vista l’economia della gara, il destino fa calare dall’alto l’epilogo più giusto a dieci minuti dalla fine: angolo di Bagnato, caos totale di fronte a Piloni e Crivelli trova il tocco vincente.

Di qui in avanti, le emozioni sostanzialmente finiscono, mentre inizia un fitto lancio di petardi dalla curva Sud. Piloni rischia l’abbattimento, sfiorato da un mortaretto, ma fortunatamente tutto si risolve con un grosso spavento ed un leggero stordimento.

Federico Ferretti