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Sabato 21 gennaio 2006 si gioca la 25° giornata del campionato di serie B 2005 – ’06 ed il Pescara riceve la Ternana. Se il 2005 si è chiuso bene per i biancazzurri, capaci di battere 2 – 1 la capolista Mantova all’Adriatico nell’ultima gara dell’anno, la seconda metà degli anni 2000 è ancor meglio cominciata, aggiungendo altri tre risultati utili consecutivi (una vittoria e due pareggi, di cui uno, prestigioso, ottenuto contro l’ambiziosissimo Torino, terzo in classifica, fermato 1 – 1 sul proprio campo). La sesta piazza, l’ultima utile per accedere ai play off per la serie A, dista ora solo cinque punti e non sembra essere più un miraggio per gli abruzzesi, noni in graduatoria a braccetto con il Rimini. Visto il recente passato, però, esaltarsi equivarrebbe a commettere un errore madornale.

La storia, infatti, racconta di due fallimenti sportivi consecutivi, che hanno condannato il Pescara alla C1, cancellati dai fallimenti economici di Perugia, Salernitana ed Ancona, che hanno inaspettatamente riconsegnato la cadetteria ai biancoazzurri. Se, dunque, da una parte la prudenza è d’obbligo, dall’altra il Delfino giustamente prova a studiare da grande, a lezione di calcio dal suo maestro, Maurizio Sarri, destinato – come cantava Gino Paoli in “Quattro amici al bar” – a qualcosa in più che ad un impiego in banca, lasciato per dedicarsi H24 al mondo del pallone, ove il “Sarrismo” è termine ancora sconosciuto, futurista, forse ancora troppo d’avanguardia per definire una nuova, affascinante filosofia calcistica. Del resto, Sarri è alla sua prima esperienza in B, la gavetta gli ha insegnato che il primo pane che si guadagna sotto i denti è quello di provincia, spesso duro, e che per diventare grandi occorre in primis il conforto dei risultati. Eppure, radiografando le ultime partite del suo Pescara, seppure magari in forma embrionale, traspaiono i capisaldi del “Sarrismo”: difesa a quattro sempre molto alta per mettere in fuorigioco gli avversari, marcature a zona, possesso palla teso a far scorrere le catene laterali per entrare in porta soprattutto con i tagli degli esterni, cross e verticalizzazioni solo all’occorrenza.

Dettami che l’allenatore di origine toscana (anche se nato a Napoli) chiede di rispettare anche contro la Ternana, schierando un 4-2-3-1 che prevede Avramov in porta, Zoppetti, Gonnella, Delli Carri e Pesaresi in difesa, Speranza e Tognozzi mediani, Jadid, Bonfiglio e Croce a sostegno dell’unica punta Cammarata. Se Sarri è punto di riferimento imprescindibile per il Delfino, non può dirsi di certo che il tecnico lo sia per la Ternana, che, dopo due turni a rimpiattino Sala – Brini, sembra aver individuato in quest’ultimo l’uomo giusto per la panchina umbra. Cinque pareggi ed una sconfitta nei match che precedono la sfida dell’Adriatico hanno, però, lasciato gli umbri al quint’ultimo posto, nel pieno delle sabbie mobili della zona play out. Tra l’altro, la rosa appare indebolita dal salto in A del fantasista Jimenez, approdato a Firenze, e quella di giornata non può contare sull’esperienza in difesa di Fattori ed in prima linea di Dionigi. Tentativo di riscossa che i rossoverdi cercano allora con il modulo 3-4-2-1 assieme a Berni tra i pali, Ferrario, Monaco e Troise nella retroguardia, Bono, Corrent, Di Deo e Galasso a centrocampo, Rigoni e Candreva sulla tre quarti dietro al centravanti Frick.

Squadre corte e raccolte in 40 metri non possono che soddisfare entrambi gli allenatori, anche perché la palla circola velocemente, mantenendo sempre alto il ritmo. Cammarata anticipa Berni, ma il tiro è alto. Nel Pescara, il rientrante Gonnella ben presidia la difesa ed a centrocampo un altro ritrovato, Tognozzi, non fa rimpiangere lo squalificato Luisi. Sul fronte umbro, Corrent dà ordine a centrocampo dopo 40 giorni di assenza e Frick si sacrifica spesso, arretrando ancor di più delle due mezze punte Rigoni e Candreva. Due sussulti dalla distanza scuotono la partita tra il 28’ ed il 37’: Croce calcia alto, poi Frick costringe Avramov ad alzare in corner.

Nel secondo tempo, il Delfino si dimostra maggiormente preparato ad applicare le regole del “Sarrismo”, soprattutto grazie a Jadid e Pesaresi che si allargano a turno sulle fasce e scodellano palloni invitanti per Cammarata, sprecone. Intanto, mini rivoluzione tattica nella Ternana, con Russo in campo al posto di Corrent in mediana, Candreva rinchiuso in cabina di regia e Galasso dirottato sulla fascia destra.

Proprio Galasso, al 17’, costruisce la palla goal più clamorosa per la sfortunata squadra di Brini: cross dalla destra, uscita maldestra di Avramov e Rigoni centra la traversa, guardando attonito la sfera rimbalzare in campo. Sarri decide che bisogna accelerare i tempi di sblocco della cassaforte ternana e, al 21’, inserisce Matteini per Bonfiglio. I biancoazzurri si rendono pericolosi con un fendente di Speranza, rintuzzato da Berni, e protestano per un fallo di mano in area di Monaco su tiro di Cammarata, su cui l’arbitro Cassarà non interviene. Poi, al 32’, fallo di Monaco su Cammarata e punizione da 25 metri. Jadid prende la palla, intenzionato a calciare sperando di bissare la prodezza di Torino e… la buona sorte lo premia, tanto che una crepa nella barriera rossoverde ed una gigantesca carambola sul compagno di squadra Tognozzi, mettono fuori causa Berni, regalando il vantaggio al Delfino. Nella concitazione dell’azione e nell’esultanza sfrenata, Jadid neanche si accorge che il goal non gli appartenga, beccandosi l’ammonizione per essersi tolto la maglietta in segno di esultanza sotto la curva. Ma la felicità per una rete così importante è tale da cancellare l’amarezza del fantasista marocchino per la confessione a scoppio ritardato di Tognozzi, che solo negli spogliatoi – dopo che intanto Matteini aveva avuto la possibilità del raddoppio al 36’, sventata da Berni – avverte Jadid del suo tocco malandrino…

Così, mentre festeggia anche Avramov per l’imbattibilità lunga tre gare, per la quinta volta consecutiva, il Delfino incassa punti, compiendo un altro passo in una esaltante quanto inaspettata marcia di avvicinamento ai play off. Carambola che sorpresa!

Federico Ferretti