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Domenica 2 ottobre 1983 si gioca la quarta giornata del campionato di serie B 1983 – ’84 ed il Pescara ospita il Como. Inizio di campionato dal rendimento opposto casa/trasferta per il Delfino, vittorioso nella gara giocata all’Adriatico (2 – 1 sul Cesena, ritenuto tra le favorite per la promozione), ma uscito sconfitto negli altri due incontri disputati lontano dalle mura amiche (2 – 0 all’esordio a Campobasso e 2 – 1 ad Arezzo). Arriva ora il Como, altra compagine accreditata per salire in A che, non a caso, sbarca all’Adriatico da primo in classifica ed imbattuto (due successi ed un pari). Tom Rosati, allenatore dei bianco azzurri, sperando in nuovo successo casalingo prestigioso al pari di quello ottenuto due settimane prima contro i romagnoli, manda in campo Bartolini, Ioriatti, Caputi, Dalla Costa, Cerone, Polenta, Cozzella, D’Alessandro, Tovalieri, Roselli e Tacchi. Burgnich, tecnico dei lombardi, dà fiducia a Giuliani, Maccoppi, Mannini, Bruno, Albiero, Fusi, Todesco, Centi, Gibellini, Matteoli e Palese.

L’aria di casa sembra confermarsi davvero salutare per gli abruzzesi, che sin da subito interpretano la gara con il piglio giusto. Sugli scudi, in particolare, Tovalieri, che quando affonda gli attacchi mette sempre in crisi la retroguardia avversaria. Alle sue spalle agisce spesso Tacchi per legare il gioco con il centrocampo, ove D’Alessandro e Roselli costruiscono gioco con qualità e tamponano con efficacia le iniziative lombarde. Un Como che prova a mantenersi ordinato dietro ed in mediana, ma che resta piuttosto abulico in prima linea, ove Gibellini è perennemente intrappolato nelle strettissime maglie della rete tesa da Cerone e Polenta. Todesco prova, dunque, ad allargare il gioco, ma sbatte perennemente contro Ioriatti o Caputi, che si esaltano nell’uno contro uno, non concedendo nulla. Eppure, bisogna attendere il 42’ affinché il Pescara raccolga il frutto del bel gioco espresso per larga parte del primo tempo: punizione di Ioriatti, blitz in attacco di Polenta che trova il corridoio giusto per Tovalieri che, complice uno scivolone di Albiero, tocca morbido quanto basta per beffare Giuliani.

Secondo tempo, sei minuti e 2 – 0: Caputi vince un contrasto con Matteoli sulla tre quarti, si invola verso la porta comasca e supera Giuliani in uscita. Tutto fila liscio come l’olio, ma, per una spesso innata dote del genere umano – quella di complicarsi l’esistenza – ecco l’episodio che potrebbe rovinare tutto: al 56’, Cozzella, colpito da una testata di Albiero, si gira di scatto verso l’avversario per affrontarlo, ma senza colpirlo; il guardalinee, però, ravvisando una condotta violenta, richiama l’attenzione dell’arbitro Pirandola, che espelle Cozzella. L’ala destra bianco azzurra, innervositosi per il provvedimento subito, ritenuto ingiusto, viene portato via da alcuni compagni e raggiunto anche da Rosati, dando l’impressione di essere entrato in campo per calmare il giocatore con la diligenza del buon padre di famiglia, che cerca di risolvere una criticità con il dialogo. E Cozzella, convinto che il tecnico voglia dargli una pacca sulla spalla, si lascia avvicinare fiducioso, ma Rosati gli rifila una sonora cinquina. In un attimo, l’Adriatico diventa un ring: Cozzella, tipo dal carattere piuttosto acceso a cui non viene naturale porgere l’altra guancia, colpisce con un pugno Rosati, che molla altri fendenti e spinge via il giocatore che, a sua volta, si difende e va al contrattacco, sferrando altri pugni. Solo grazie all’intervento dell’arbitro, di Polenta e di due componenti della panchina abruzzese la rissa viene placata. Davvero un fatto spiacevole, forse l’unica vera “emozione” della ripresa, in cui il Como, anche con l’uomo in più, prova a fare più gioco, specie grazie a Matteoli, ma costruisce poche palle goal, trovando, comunque, sempre pronto Bartolini. Il Delfino controlla agevolmente, tanto che Rosati decide di far entrare in campo un debuttante, Aita, che rimpiazza Dalla Costa al 61’.

Conquistati i due punti senza troppi affanni, nel dopo gara l’unico vero argomento di discussione non può che essere rappresentato dallo scontro Cozzella – Rosati. Bocche semicucite da parte della dirigenza pescarese, anche se qualcuno ipotizza che la reazione del calciatore sia stata scatenata da una presunta frase di Tom, che avrebbe detto “Fai le valige e vai via”! Cozzella, poi, smentisce l’accaduto, chiedendo scusa all’allenatore ed alla società, affermando di aver perso il controllo sentendosi umiliato, con quel ceffone, di fronte a diecimila persone, al culmine del nervosismo maturato in seguito al cartellino rosso. Una vicenda destinata a chiudersi nel giro di pochi giorni, anche grazie al saggio comportamento del patron Marinelli, che lascia che siano i due protagonisti a chiarirsi. Rosati spiega a Cozzella che la sue espulsione poteva costare caro al Pescara, in una partita importante come quella contro il Como, chiedendogli comunque scusa per la sua reazione alquanto esagerata. Scuse accettate da parte del calciatore e proposta di azione disciplinare nei confronti del tecnico del Delfino da parte dell’Associazione Italiana Calciatori rispedita al mittente, a testimonianza della profonda stima ed amicizia nei confronti del proprio allenatore. Così, la settimana seguente, Cozzella viene schierato regolarmente in campo a Catanzaro.

La vicenda, che forse molti non ricordavano o neanche conoscevano, è stata riportata alla luce quattro anni fa come precedente della rissa tra Ljajic e Delio Rossi, che, al contrario di quello che accadde a Pescara, ebbe, eccome, delle conseguenze: l’allora allenatore della Fiorentina venne, infatti, esonerato e Ljajic escluso dalla rosa viola fino al termine della stagione. Nell’era della tecnologia e dei social media, ne scaturì, inevitabilmente, il sondaggio popolare “E tu con chi stai?”, propinato dai maggiori mass media. I tifosi, naturalmente, si divisero così, come, i fan bianco azzurri quasi trentatré anni orsono. Ci verrebbe, allora, quasi spontaneo, oggi che mangiamo pane e digitale, effettuare una particolare indagine retrodatata per quelli che vissero la vicenda Cozzella – Rosati e chiedervi: “Da che parte steste?

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