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La verifica della veridicità di una notizia rappresenta il fulcro del rapporto tra il giornalista e le sue fonti di informazione. Salvo quando si tratti di fonti cosiddette primarie – ovvero quelle provenienti da organi istituzionali, forze dell’ordine, ecc. – da considerarsi di per se sempre veritiere stante l’autorevolezza degli organi da cui provengono – in tutti gli altri casi il giornalista ha il dovere deontologico oltre che giuridico di appurare la correttezza della notizia che intende pubblicare. Ed è proprio assolvendo tale dovere professionale che abbiamo scoperto una ricostruzione storica che non rispecchia la realtà dei fatti.

Punto (o se volete spunto) di partenza una particolare vicenda legata al passato dello Spezia calcio, prossima avversaria di campionato del Pescara, dal momento che i più antichi precedenti tra le due squadre sono stati già rievocati in questa sede. L’occhio di chi, prima ancora di scrivere, deve ricostruire, dovendo trattare di storia, si è posato, curioso, su un episodio accaduto nel 1962. Fonti da considerarsi ufficiali, di pubblico dominio, riportano che lo Spezia retrocede in serie D al termine del campionato di C 1961 – ’62. Esito abbastanza inevitabile, stante una gravissima crisi finanziaria che azzera praticamente le possibilità della società di allestire una rosa competitiva e che rende addirittura incerta l’iscrizione al torneo, poi avallata dalla Lega previa la nomina di un Commissario per il controllo della contabilità. Le fonti, però, ci dicono pure che, se fossero stati assistiti dalla buona sorte, i liguri si sarebbero potuti salvare. Tutta colpa… di una interferenza ciclistica, niente meno che del Giro d’Italia, che, arrivando in anticipo sulla tabella di marcia nello stadio di Rimini, costringe alla sospensione per mezz’ora della partita che vede impegnato lo Spezia sul campo dei romagnoli. Il tutto proprio quando il pareggio, necessario per agganciare in classifica il Grosseto e rimanere in C, sembrava cosa fatta per i bianco neri.

Nonostante negli anni ’60 l’organizzazione degli eventi sportivi fosse completamente diversa da oggi, stante una differente situazione sul piano dell’ordine pubblico, la sovrapposizione nello stesso stadio tra l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia e la disputa di una partita di calcio, seppure di serie C, ci è sembrata piuttosto strana. Si è, dunque, provveduto alle opportune verifiche e del caso e, spulciando tra gli archivi dei quotidiani di allora, ecco emergere una realtà completamente diversa di come andarono le cose quel giorno. Premessa: lo Spezia, ultimo in classifica insieme all’Empoli, era già retrocesso matematicamente, insieme ai toscani, con una giornata di anticipo, il 27 maggio 1962. Fatale, per i liguri, la sconfitta patita a Cesena per 1 – 0 e la contemporanea vittoria 2 – 0 sulla Torres del Grosseto che, terz’ultimo, abbandona matematicamente le ultime due posizioni che significano retrocessione in D e si salva. Dunque, l’ultimo turno del torneo risulta ufficialmente essere stato inutile per i bianco neri sul piano del discorso legato alla lotta per non retrocedere. Ma c’è di più: lo Spezia non giocava a Rimini l’ultima gara di campionato, datata 3 giugno 1962, conclusasi con una vittoria di Pirro per 2 – 1 dei liguri, bensì in casa. Nessuna sospensione avvenne, pertanto, per via dell’arrivo del Giro d’Italia. Che, tra l’altro, quel giorno anziché spronare i velocisti a bruciare sul tempo tutti sulla pista dello stadio di Rimini, metteva a dura prova gli scalatori ben lontano sia dalla Romagna che dalla Liguria, partendo da Moena, in Trentino Alto Adige, e concludendosi, dopo 215 km, ad Aprica, in Lombardia. Per la cronaca, la frazione fu vinta da Vittorio Adorni, che prese la fuga sul passo del Tonale, mentre, fatto davvero curioso, sia quell’edizione del Giro d’Italia che quella successiva del 1963, videro trionfare Franco Balmanion, pur senza aggiudicarsi alcuna tappa.

Maglia nera”, invece, per i testimoni di una storia mai accaduta…

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