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Troppo recenti le storie tra Pescara ed Entella per una rubrica storica,  accendiamo i allora riflettori su  Ermes Nadalin, storico capitano e record man di  presenze con la maglia dell’Entella, di recente scomparso. 

Nel calcio di oggi, sempre più business e meno sport, di bandiere ne sono rimaste ben poche. E, quelle poche che sventolano, rischiano di esser tristemente fatte calare a mezz’asta, prima di essere definitivamente ammainate.

Da qualche mese c’è una piccola grande bandiera, che dopo aver fieramente rappresentato per oltre mezzo secolo i colori bianco e celeste della Virtus Entella, è volata in cielo, quasi a volersi godere da lassù, in posizione assolutamente privilegiata, il sorprendente campionato della squadra di Chiavari. Stiamo parlando di Ermes Nadalin, roccioso centrale difensivo e capitano di lungo corso del Diavolo Nero, con cui ha giocato per ben 14 stagioni, dal 1959 al ’74, diventandone primatista di presenze con 388 apparizioni e segnando otto reti. Nato ad Aquileia, in Friuli Venezia Giulia, nel 1938, Nadalin cresce nella locale squadra, dando i primi calci al pallone nel settore giovanile ed arrivando fino in Promozione. Ma ecco la Liguria, terra curiosamente diametralmente opposta al Friuli in termini geografici, iniziare a segnare il suo destino di calciatore: la Sampdoria, infatti, nel 1956 nota Nadalin e lo chiama nel proprio settore giovanile, con cui resterà fino al 1958, anno in cui vince pure il Torneo di Viareggio. Nel 1958 – ’59 la prima esperienza in C, con la maglia della Lucchese e, l’anno dopo, il trasferimento a Chiavari, con cui è amore a prima vista.

La sua prima stagione, in serie D, è subito un successo e termina con la promozione in C. Sfortunata, invece, la seconda, con i bianco celesti che retrocedono in D, torneo che vede Nadalin ed i suoi compagni protagonisti fino al 1964, quando, proprio nel cinquantenario della fondazione dell’Entella, è festa doppia per il ritorno in C. Il grande Ermes è ormai un personaggio – già vincitore del premio come miglior giocatore del girone A di serie D nel 1962 – ’63 – dentro e fuori dal campo, con la sua grinta, ma, soprattutto, per la sua umiltà e profonda correttezza. Un anti divo per eccellenza, al pari di farsi negare dal gestore di una pensione di Chiavari, ove alloggiava da giocatore, quando le ragazze chiedevano di lui. Tra il 1964 ed il ’72, l’Entella e Nadalin vivono anni importanti in C, giocando anche contro squadre blasonate come Genoa, Parma ed Udinese (avversario speciale per un friulano di nascita, divenuto chiavarese di adozione). Segue poi una nuova retrocessione in D, serie in cui Nadalin gioca in maglia bianco celeste fino al 1973, rimanendo poi ancora un anno in veste di vice allenatore. Nel 1974, l’addio all’Entella, ma non quello definitivo a Chiavari ed al calcio giocato: Nadalin, infatti, disputa ancora due campionati con la Caperanese ed uno con il Ri calcio, squadre rappresentative di una frazione delle cittadina ligure.

Appesi gli scarpini al chiodo nel 1977, abbandona solo apparentemente il mondo del calcio, divenendo vigile urbano. Ma, come lo era stato da calciatore ed allenatore, senza mai salire sul piedistallo, amato e rispettato da tutti anche in quella suggestiva nuova uniforme di pubblico ufficiale, così diversa dalla tenuta da campo in cui tutti si erano a lungo abituati a vederlo. Una missione pressoché impossibile, quella di essere apprezzato anche come agente di polizia municipale, mestiere impopolare ai più, ma non per uno come Nadalin, dall’innato senso del rispetto delle regole. Così, ne siamo sicuri, mai furono multe più dolci quelle che avrà effettuato, capaci di far riflettere sulle infrazioni commesse e di rafforzare la comune educazione civica. Ma la passione per il pallone e l’Entella Nadalin non l’ha mai abbandonata, tanto da rimanere così legato ai colori bianco celesti ad essere sempre il primo tifoso ad incitare la sua adorata squadra ed a rincuorare i calciatori del recente passato e del presente con l’esperienza di un grande capitano e la saggezza di un buon padre di famiglia. Addirittura, nella primavera del 2006, poco prima che il terreno di gioco dello stadio Comunale di Chiavari fosse rizollato con il sintetico, si era portato a casa un piccolo pezzo di quell’erba naturale, talvolta dura come pietra, talvolta morbida e fangosa, su cui aveva calcato gli scarpini per quindici anni. Diceva Ermes che non voleva perdere l’odore l’autentico del bel calcio che fu e non voleva darla vinta all’olezzo della gomma che emana dai moderni rettangoli verdi. Che lo hanno visto protagonista attivo fino a qualche anno fa, come responsabile del settore giovanile dell’A.S.D. Villaggio calcio di Cogorno, piccolo Comune dell’entroterra di Chiavari. Quando nel 2014 è stato celebrato il centesimo compleanno della Virtus Entella, non poteva essere che gioia grande anche per Ermes, omaggiato di una maglia bianco celeste a lui dedicata. Maglia che Ermes ha stretto forte a se sino alla fine, quando, il 4 ottobre 2015, si è spento all’età di 77 anni.

I suoi funerali, che non potevano che essere celebrati nel suo stadio, hanno visto la partecipazione dell’Entella di oggi e di ieri, unita a 500 chiavaresi commossi, che si sono poi intrattenuti a ricordarlo con aneddoti e racconti. Lo scorso 31 gennaio, poco prima della partita contro il Novara, è stata scoperta una targa che sancisce l’intitolazione della gradinata Sud del Comunale ad Ermes Nadalin, il Capitano dell’Entella con la C maiuscola.

E ci sembra giusto concludere questo piccolo tributo al simbolo per eccellenza della Virtus Entella – prossima avversaria del Pescara – con le parole pronunciate dal direttore generale della squadra ligure, Matteo Matteazzi – nel corso dell’ultimo saluto all’ex calciatore bianco celeste: “Ermes è stato correttezza, serietà, lealtà, potenza, mai cattiveria. Un simbolo di attaccamento alla maglia che oggi rappresenta una rarità. Sapevi che c’era sempre con il suo sorriso, il suo carisma, il suo invidiabile buon senso. Ciao Ermes, ora sei nel vento, come è giusto che sia per le bandiere”!

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